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Recensione: Dexter So Far

Dexter

Mi mancava. Come un vetrino smarrito che non ha trovato posto nella Hall of Fame del Dark Passenger. E allora ho ripreso Dexter in toto e l’ho aggiunta all’elenco delle mie Serie TV.

++ Alto contenuto di Spoiler ++

Per chi (ma chi?) non lo sapesse, Dexter racconta la storia di un perito ematico della Omicidi di Miami che usa la sua finta vita da invisibile per nascondere a tutti, ma proprio a tutti, la sua vera essenza: è un Serial Killer, battezzato nel sangue quando, a tre anni, assiste alla morte della madre per mezzo di una motosega. Il poliziotto che arriva sul luogo del delitto (e che, scopriremo, era amante della donna) decide di adottare il piccolo ma ben presto capisce quanto questo sia rimasto irrimediabilmente segnato dall’esperienza. Convintosi della impossibilità di frenare quell’istinto nato nel figlio adottivo, cerca di indirizzare le sue pulsioni grazie ad un Codice che legittimerà solo gli omicidi di chi è colpevole di gravi reati ed è scampato alla giustizia.

Oddio, riassunto di Dexter in un paragrafo!

Le prime due stagioni sono un vero e proprio capolavoro (merito anche dei libri da cui sono tratte). Le riflessioni di una mente malata sulla propria essenza e sulla maschera che si è costruito sono scritti in modo da far avvicinare quanto più possibile lo spettatore al protagonista. Pensateci, in questa serie tutti tifano per un Serial Killer. Il bello è vedere con quanta astuzia Dexter riesca a combinare i suoi omicidi con la vita di tutti i giorni, in cui né la sorella-poliziotto né la finta-fidanzata-che-poi-diventa-moglie-e-madre sospettano di nulla.

Inevitabile arriva il successo e la ShowTime, felice come non mai, ordina rinnovi su rinnovi. Il problema, grosso, è che le nuove stagioni non reggono il confronto con le prime. In realtà lo si vede già con la terza, ma poi gli autori riescono a risollevarsi con la quarta grazie anche alle capacità recitative del “Big bad” di turno (Trinity).

Poi il buio, dalla seconda puntata della quinta stagione sembra di guardare un Serial diverso. Il personaggio di Dexter è irriconoscibile. Ok, va bene l’evoluzione, passi anche un accenno di umanizzazione, ma non ci siamo proprio. Il maniacale assassino che non lascia traccia diventa più sbadato di Clark Kent in Smallville e, come il supereroe non veniva scoperto solo grazie alle amnesie di fine episodio, il nostro assassino preferito deve la sua libertà e la sua vita all’incompetenza galattica della polizia di Miami (di cui tra l’altro è anche dipendente).

Oltre alla bruttissima gestione del protagonista (ormai si innamora ogni due episodi, ed è strano per uno che fino a ieri non riusciva a rapportarsi con gli altri esseri umani) ci sono molti altri problemi: personaggi secondari che non reggono (non erano pensati per durare così a lungo), deus ex machina che piovono in continuazione, il Codice di Harry che viene stravolto a piacimento. Fino ad arrivare ai discorsi sullo stesso Dark Passenger che si fanno nella settima stagione: decisamente riduttivi (e sono generoso) dopo tutta l’introspezione fatta in 84 episodi.

All’interno del calderone formato dalle stagioni 5-7 arriva, nel momento più basso della storia del telefilm, la rivelazione che tutti aspettavano dal Pilot: Debra, sorellastra di Dexter, scopre la vera natura del fratello proprio mentre lui sta dando sfogo al suo passeggero oscuro. Anche la grande rivelazione viene gestita maluccio: Debra passa in una manciata di episodi da poliziotto (quasi) incorruttibile a complice e perfino mandante delle colpe di Dexter. Nel mezzo gli autori provano anche a giocarsi la carta dell’incesto, come se ce ne fosse bisogno.

Per finire a quel container della 7×12, là dove tutto è iniziato (anche se non si tratta fisicamente dello stesso luogo) e la dove tutto è finito, per ora. Dexter pronto ad uccidere un innocente (LaGuerta) solo per salvarsi il culo (e salvare quello di Debra). In realtà non ce ne sarà bisogno perché ad uccidere il Capitano è direttamente Debra, in preda ad un crollo nervoso un cui deve scegliere se uccidere il fratello assassino/amato o l’antipatico capo che ha scoperto tutto e che manderà in galera anche lei.

La stagione si conclude con i festeggiamenti per il nuovo anno. Io non sono sicuro di reggere altre dodici puntate. Ma farò uno sforzo, sapendo che saranno le ultime. Sperando in un miracolo, ovvero che gli autori riescano a dare a questa storia il finale che si merita.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Recensione: Fringe S04

Fringe

Mi sono accorto, mio malgrado, di non aver mai recensito la terza stagione di Fringe. Non posso e non voglio rimediare ora, ma vi prometto che in un futuro non molto lontano, quando riguarderò tutta la serie dal primo all’ultimo episodio, lo farò.

Oggi volevo invece raccontarvi la quarta stagione di questo telefilm: cosa succede, cosa ne penso io e cosa potrebbe succedere in futuro.

ATTENZIONE: SPOILER (leggere solo dopo aver terminato la visione della stagione)

Fringe è una esperienza unica nel mondo delle serie televisive. Non è comparabile, se non in piccolissimi aspetti, a niente di ciò che siete stati abituati a vedere nell’ultimo decennio. Fringe è un prodotto bellissimo, basato su concetti innovativi e stimolanti e su un cast che ormai raggiunto un livello di piena eccellenza. Fringe riesce spesso e volentieri (e, sembra, senza nemmeno tanta fatica) a piazzarsi in testa alle mie personalissime classifiche di gradimento sulle serie TV sorpassando “mostri sacri” come X-Files e Lost. Spesso, non sempre. La struttura a 20+ episodi, i tagli al budget e il futuro sempre più incerto della produzione portano alcune puntate o interi filoni narrativi ad essere solo abbozzati, incompleti. A volte fastidiosi. Come ho detto più volte in passato (con riferimento ad altre serie TV), un numero minore di episodi e una trama orizzontale più imponente ne avrebbero senza dubbio fatto il prodotto migliore in assoluto (my two cents, ovviamente).
Ma tant’è. I concetti fondamentali restano i soliti due che, al contrario di quello che potete pensare, sono l’amore totale e la casa come senso di appartenenza e “luogo dell’anima”. Quest’anno ci sono andati giù pesanti: Dopo aver azionato la macchina (qui servirebbe la recensione della terza stagione) i due universi paralleli sembrano trovare un “ponte comune” a Liberty Island. Mentre assistiamo a tutto questo Peter sparisce all’improvviso e nessuno sembra notarlo. Gli Osservatori, riuniti in massa all’esterno, ci fanno sapere che nessuno ricorda Peter dato che, in “questa” linea temporale, non è mai sopravvissuto all’incidente del lago Raiden. In pratica capiamo che, alla fine, gli Osservatori stessi possono modificare azioni da loro stessi già compiute. In questo caso è stato cancellato appunto il salvataggio del piccolo Peter da parte di September, dopo che Walter l’aveva “rapito” dall’altro Universo. Nasce così quello che sembra essere l’Universo “Ambra” dove le due realtà che abbiamo imparato a conoscere vivono sempre più in sintonia (l’Universo “rosso” inizia anche a guarire dai danni provocati dalla lesione del tessuto spazio-temporale). Tutti vivono felici e contenti (nelle loro versioni cresciuti-senza-Peter fino a quando sia Walter che Olivia iniziano ad avere manifestazioni (anche in sogno) di un giovane che sembra chiedere aiuto. Ovviamente si tratta del giovane Bishop che, grazie al rifiuto di September di cancellarlo COMPLETAMENTE da questa realtà, riesce a rimaterializzarsi grazie a NON-HO-CAPITO-BENE-COSA ma soprattutto grazie all’amore (di un padre e di una fidanzata) che le persone a lui care provano, pur senza sapere il perché. Vabbè, Peter torna e, dopo lo scetticismo iniziale, si unisce alla squadra Fringe, anche se nessuno si ricorda di lui (lui invece mantiene tutti i ricordi dell’Universo originale). Presto la squadra Fringe si trova di fronte una nuova versione dei Mutaforma e incolpa Walternative di questa azione “ostile”. In realtà il vero colpevole e Jones che in questa “versione” è riuscito a sopravvivere al “taglio” tra gli universi grazie alla ricostruzione atomica. Jones ha un piano in mente (anche se non sappiamo quale) e amici potenti e infiltrati ovunque. Somministrando sistematicamente il Cortexiphan ad Olivia riesce a risvegliare anche in questa realtà i suoi poteri dormienti mentre sia lei che Walter iniziano a sostituire i ricordi della loro vita con gli eventi occorsi nell’Universo originale. Peter e Olivia tornano quindi ad essere fidanzati e Walter torna velocemente ad essere la persona un po’ meno disturbata che era diventata nella terza stagione grazie proprio alla vicinanza di Peter e Olivia. Olivia viene a sapere da September (ferito e in punto di morte) che lei morirà “in ogni futuro possibile” mentre Peter, navigando nella mente dello stesso September grazie ad una macchina di Walter, scopre che in realtà gli Osservatori non sono altro che lontani parenti del genere umano che, intorno al 2600, hanno imparato a manipolare lo spazio-tempo a loro piacimento. September in particolare sembra molto interessato all’evolversi della storia della famiglia Bishop e al rapporto con Olivia perché dice che non dovrà più verificarsi l’errore di concepire un figlio con l’Olivia sbagliata (quella dell’Universo rosso). In una puntata (la 19, come al solito) ambientata nel futuro scopriamo che Etta, la figlia di Peter e di Olivia, ha la capacità di nascondere i suoi pensieri agli osservatori, in un mondo in cui gli stessi Osservatori hanno “smesso di osservare” e hanno preso il potere sottomettendo i “nativi” (probabilmente il loro pianeta, nel futuro, non era più abitabile). Succedono altre cose in questo futuro che però in questo momento non ci interessano. Tornando al 2012 dell’Universo Ambra (sempre più verde/blu) scopriamo che dietro a Jones c’è niente meno che William Bell che sembra deciso a sfruttare le ritrovate capacità di Olivia per portare al collasso i due Universi e favorire la nascita di un nuovo Mondo in cui non ci siano Umanin ma solo animali e strani ibridi da lui stesso creati. O almeno questo SEMBRA il suo scopo. Proprio quando la fine sembra inevitabile, con Olivia che non riesce a controllare ciò che i suoi poteri sembrano causare, Walter decide di compiere un gesto estremo piantando una pallottola in mezzo alla fronte della biondina. Inutile dire che il processo si interrompe e i due Universi riescono a salvarsi (A proposito, per sventare un simile piano di Jones i due Universi hanno deciso di chiudere il ponte che li univa a Liberty Island). Bell, sfruttando la sua campana, si smaterializza per poi ricomparire chissà dove/quando mentre Walter e Peter, aiutati non poco dal Cortexiphan, riescono con estrema facilità ad estrarre la pallottola dalla testa di Olivia per fare in modo che la sostanza agisca e ripari le connessioni cerebrali. Inutile dire che Olivia torna viva e pimpante come non mai nel giro di qualche secondo e.. è pure incinta 🙂
Si chiude così la quarta stagione. Una ventina di episodi che risentono davvero tanto dell’incertezza sul rinnovo rimasto in bilico fino alla fine. La stagione parte male a mio avviso, ma poi mette a segno una serie di episodi di indescrivibile bellezza che le fanno ottenere una quinta e ultima stagione. A questo punto gli sceneggiatori devono rimettere mano al copione e organizzare un “Season-Final” che non sia un “Series-Final”. Insomma, si vede che sono state messe delle pezze qua e la ma il prodotto resta davvero ottimo (seppur molto “di nicchia”).
Non penso ci sia nulla da aggiungere ancora su questo Cast che riesce a raggiungere livelli di eccellenza mai visti in una serie TV. Il conforto repiproco tra i due Walter poco prima di chiudere il portale è qualcosa che ricorderò a lungo.
Ora vediamo come si comporteranno con a disposizione solo 13 puntate. Finalmente baderanno al sodo e limiteranno i “filler” inutili e fastidiosi. Sono davvero curioso di cosa potrebbe riservarci questa stagione, probabilmente ambientata nel futuro. Secondo me i piani di Bell non erano affatto quelli che abbiamo visto. Forse stava solo mettendo alla prova Walter (per l’ennesima volta..).
Vedremo.. per adesso questa è la quarta stagione 🙂

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Recensione: Grey’s Anatomy S08

ATTENZIONE: SPOILER! LEGGI SOLO DOPO AVER VISTO LA PUNTATA 8×24

E’ finito un altro anno (cinematografico), e con lui se ne va un’altra stagione di Grey’s Anatomy. L’ottava. Partiamo da quelle che erano le premesse: molti contratti (primi tra tutti quelli di Meredith e Derek) erano in scadenza e sembrava molto probabile un loro addio. All’inizio si era pensato ad un Series-Final ma poi la Rimes aveva fatto sapere che ci sarebbe stata una nona stagione, con o senza i protagonisti principali. Poi si è saputo che i due hanno deciso di rinnovare il contratto ma lo show si preparava a perdere altri due personaggi: Teddy (contratto scaduto) e soprattutto Lexie (problemi famigliari a quanto pare).
Veniamo a noi. Non è stata una brutta stagione. Certo, il nulla in confronto alle prime due, ma molto meglio di quanto visto nell’orrenda “Settima”. Il fatto è che le Macro-Storie sono finite e continuare a raccontarle è solo accanimento terapeutico. Si tira a campare solo perché il pubblico è innamorato del prodotto: va bene, con Christina si è fatto tutto un discorso di analisi del personaggio ma il suo rapporto di coppia non aveva più nulla da dire. Per non parlare della coppia principale: Meredith e Derek sono ormai la cosa più noiosa da vedere in televisione dopo il Festival di Sanremo. E questa doveva essere la loro ultima stagione? Mah.. Per fortuna che ci sono gli altri. Dove per “altri” intendo Karev che in questi episodi è tornato a ritagliarsi il ruolo che gli spetta. E meno male che, finalmente, i nostri aspiranti medici devono affrontare un esame! Ecco, a proposito dell’esame, non mi ha sorpreso più di tanto la bocciatura di April (personaggio che reputo poco interessante) ma non mi è piaciuta la storia dell’influenza intestinale di Meredith. Cosa serve cercare di creare atmosfera su un evento il cui esito è scontato? Sintetizziamo perché altrimenti non ne vengo più a capo. Ecco l’ottava stagione di Grey’s Anatomy con i miei commenti:

– Meredith e Derek: viene revocato l’affidamento di Zola, i due restano separati per un po’ ma poi la bambina gli viene di nuovo riaffidata (ma va?) e l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio. Stagione amara per entrambi. Derek mi è sembrato sempre abbastanza distaccato e inespressivo e Meredith non mi è piaciuta nemmeno in un episodio.

– Christina e Owen: lei sceglie l’aborto, lui acconsente ma poi si pente (??). E poi la tradisce. E poi si pente ancora. E poi tornano insieme perché lui è “la sua persona”. Mah. Niente, niente e ancora niente

– Karev: come ho già detto prima è stata una buona stagione per lui. Era ora!

– April: inutile, vedi sopra. Spero che la bocciatura all’esame la porti fuori dal cast per la S09

– Jackson: belloccio, ma di scarsa presenza. Non riesce a reggere una storyline se non, forse, la “relazione” con Mark (alcuni momenti sono stati molto divertenti, anche se il merito è solo di Eric Dane). Spero non diano un futuro alla scappatella con April.

– Mark: stagione da comparsa, finale escluso (vedi sotto)

– Lexie: anche per lei stagione ai margini, forse per colpa dei problemi che poi hanno portato alla decisione di abbandonare lo show (vedi sotto)

– Le due lesbiche: non succede nulla, quindi non c’è nulla da raccontare

– Webber: sua moglie ha l’Alzheimer e non lo riconosce più, lui inizialmente resiste ma poi cede alle avances della mamma di Jackson. Mah..

– Bailey: scopre che il suo moroso ha accettato un tirocinio molto lontano ma decide comunque di sposarlo e vivere un amore a distanza. Ma suo figlio??

E ora.. passiamo al finale!

Non c’è finale di GA che si rispetti senza l’immancabile tragedia.. dunque.. questa volta è il turno dell’aereo che cade! Premetto subito che la “strizzata d’occhio” a Lost ha fatto infuriare qualsiasi appassionato della serie culto. Ma c’è di più: cade un aereo e non ci sono vittime! Almeno non nell’immediato, perché “l’affare Lexie” lo fanno fuori in dieci minuti scarsi.. tempo di uno stomaco schiacciato, una struggente dichiarazione d’amore di Mark e la piccola Grey non c’è più! In questo modo, a mio parere, hanno fatto molto male allo show perché Mark non riuscirà a riprendersi (abbandono in vista?), Meredith probabilmente soffrirà molto per l’accaduto (anche se ho l’impressione che l’effetto sarà un po’ ritardato) e non potrà nemmeno consolarsi con Derek visto che il nostro ha deciso di rompersi una mano pur di salvarsi e difficilmente potrà tornare ad operare, almeno in tempi brevi (qualcuno ha detto Burke?). Niente di grave (pare) per Christina che invece se la cava con una spalla slogata. La lesbica invece non sta benissimo (probabilmente la situazione del suo contratto non è ancora chiarissima). Potrebbe farcela ma anche no. Quindi, riassumento anche in questo caso, abbiamo Meredith che ha perso la sorella, Derek che ha perso (probabilmente) la possibilità di operare, Mark che ha perso l’anima gemella, Lexie che ha perso la vita e Christina che ha perso un’occasione per scappare lontano da Seattle. Ma io mi chiedo: perché questo voler ricorrere alle tragedie in ogni caso? Non ne hanno avute abbastanza questi medici sfigatissimi? O forse la questione è un po’ più grave e gli autori non sono più in grado di creare storie convincenti? Che ne sarà della nona stagione? Sarà l’ultima? Chi se ne andrà? Chi resterà? Su chi si concentreranno gli autori? Riusciranno M&D e C&O ad uscire dall’immobilismo che ha caratterizzato le loro storyline nel recente passato? Ma soprattutto.. quanto ci vuole a capire che un aereo è scomparso dai radar? Chi lo sa.. basterà attendere fino a Settembre per scoprirlo!

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Recensione: House, M.D. S08

ATTENZIONE: SPOILER! LEGGI SOLO DOPO AVER VISTO LA PUNTATA 8×22

Everybody Dies. Con un titolo così, dopo tre puntate da Oscar di una serie come House, capita davvero di trovarsi totalmente spiazzati. Cosa succederà? Procediamo con calma. Signori, riassunto!

La settimna stagione del telefilm si chiude con House che entra con la macchina nell’appertamento della Cuddy dove questa si trova a pranzo con un altro uomo, non prima però che tutti gli inquilini si siano spostati in un altro locale. Risultato: House in fuga. Su una spiaggia. Felice.

Poi è iniziata questa stagione, che si è saputo essere l’ultima solo dopo qualche settimana dalla messa in onda. Il Dottore è in prigione (e non certo perché qualcuno è stato così bravo da incastrarlo) ma da subito appare chiaro come questa non fosse una storyline destinata a durare. Solo una citazione: la scelta di rinunciare al Vicodin pur di uscire con la condizionale.

Il ritorno al Plainsboro avviene grazie a Foreman, nuovo capo al posto della Cuddy che abbandona definitivamente ospedale e telefilm. Questo si offre come “garante” di una libertà vigilata che in realtà non è quasi mai una minaccia credibile (fino al finale, ma questa è un’altra storia).

La stagione scorre veloce, tra nuovi membri del Team (Park e Adams) e felici quanto necessari ritorni (Chase e Taub). A giudicare dal livello medio degli episodi non sembra affatto di essere ben oltre i cento episodi.

Poi arrivano le puntate della madre di House che si finge malata di Cancro e dello stesso House che si finge a sua volta malato per analizzare il comportamento del suo team. Qui capisci che la produzione ha imboccato l’autostrada verso il gran finale. Qui scopri che l’ultima puntata si intitolerà “Everybody Dies” e inizi a chiederti se la menzogna di House (fingersi malato) non sia in realtà a sua volta una menzogna (seriamente, dopo anni passati così, a pane e Vicodin, House è “troppo” in forma). Ma no, poi capisci che non è quella l’intuizione giusta. Non ci sono i presupposti per una malattia e una dipartita di House in tal senso non avrebbe alcuna motivazione in relazione alla mitologia della serie.

Poi torna Dominika, personaggio assolutamente marginale nelle stagioni passate. Ed irrompe in modo deciso nella quotidianità di Gregory che, con la scusa di concederle la cittadinanza (i due si erano sposati proprio per concedere alla giovane di restare negli States), finisce per innamorarsene sul serio, visto che il personaggio non è affatto superficiale come potevamo pensare. Ma, anche qui, House è lo stesso di sempre (d’altronde “Nessuno cambia”) e anche questa storyline si chiude con un quasi-nulla di fatto (dico quasi perché in realtà la bella Dominika ci mostra quanto House possa davvero essere amato, anche dopo tutto quello che ha passato in questi ultimi anni).

Capita poi che Chase venga ferito quasi a morte da un paziente e si ritrovi da un giorno all’altro con la prospettiva di non camminare più, salvo poi venir salvato proprio dal suo Capo che ormai non è nient’altro che una versione un po’ più anziana di lui, ma questo lo scoprirà (e lo scopriremo) a breve.

E infine, quando tutto sembra così confuso, a poche puntate dalla fine, arriva la mazzata. Di quelle che taglierebbero le gambe a chiunque. Wilson ha il Cancro. Wilson, l’oncologo del Plainsboro, ha il Cancro. Wilson, l’unico vero amico di House, che proprio in House ha a sua volta l’unico vero amico, quello che non è andato a trovare durante la permanenza in carcere, ha il Cancro. In questo preciso istante realizzi che conta poco il fatto che il rapporto tra i due si sia ricucito troppo velocemente dopo le vincende della settima stagione. Wilson ha il Cancro e House non può fare niente per salvarlo.

Da quel dialogo in poi gli autori (e Laurie stesso) infornano tre puntate in fila che raggiungono livelli così vicini alla perfezione da non poter fare alcun paragone. Il Cancro è una cosa che non può essere sconfitta. Bisogna solo affrontarla e combatterla. House e il suo genio non possono nulla, quello che serve a Wilson in questo momento non è l’eccelso Dottore, ma il fragile amico. Lo stesso oncologo condivide con Gregory la sua decisione di provare una “bomba” di Chemio per aggredire il tumore e tentare l’operazione. Inizialmente Wilson vuole provare la flebo a casa sua, da solo, ma House è ovviamente disposto a rischiare tutto pur di non lasciarlo solo (l’ha già fatto in passato). La casa di House diventa il Capezzale di Wilson. La flebo è attaccata. O ti svegli il mattino dopo (e vivi), o muori. I due passano una nottata indimenticabile, tra le offese che il malato rivolge all’amico di sempre e le sofferenze inenarrabili provocate dalla cura. Wilson si sveglia, scoprendo quello che House ha combinato nella notte: un festino a base di Escort e “Foto con il morto” che hanno un senso (e che senso) solo se interpretate come simbolo di inguaribile ottimismo, quello che magari non ti aspetti da uno la cui vita è solo sofferenza. Questo è stato, in assoluto, il momento più alto di tutta la storia che ci hanno raccontato in questo telefilm.
Ma poi scopri che il tumore ha vinto. Che non c’è più niente da fare. Wilson è un “morto che cammina”. E in questo preciso istante comprendi la dualità che può avere un titolo come “Everybody Dies”. Cosa ne sarà dei nostri eroi? Wilson morirà, è un fatto. E anche House, che per un istante si era scoperto ottimista, non sta meglio. Che bello vedere che in tutta questa storia il Vicodin c’entri ben poco (House arriva addirittura a dividerlo con Wilson pur di alleviare i dolori di quest’ultimo). Rimane giusto il tempo per un’ultima discussione: Wilson non si vuole curare (troppe le lotte inutili che ha visto nella sua carriera) e desidera solo passare i suoi ultimi cinque mesi con l’amico. In un primo momento House non accetta la rassegnazione, ma poi il rispetto della volontà del prossimo prende il sopravvento. Ed è così che ci incamminiamo diretti verso il gran finale. Non prima di aver concesso il dovuto tributo a quel Chase che ormai ha terminato il suo “apprendistato” con House e che è pronto ad eguagliare (e, perché no, surclassare) il Maestro a capo di un suo team di diagnosti. Bell’addio.

Gran finale, dicevamo. House, disperato per la prossima perdita dell’unica persona che lo tiene legato al mondo della ragione, non vuole altro che passare i prossimi cinque mesi in compagnia dell’amico morente. Se non fosse che la liberà vigilata gli viene revocata per colpa di uno stupido scherzo costato la rottura delle tubature dell’ospedale. Tornerà in galera, dunque. Per sei mesi. Non vedrà più Wilson che sarà costretto a morire solo. L’ultimo paziente di House prima del ritorno in cella è un eroinomane, convinto di quanto la droga possa fargli dimenticare il mondo e tutti i suoi dolori. Gregory si sveglia in un palazzo in fiamme, con a fianco una siringa e il suo paziente. Morto. House alla fine ha ceduto e di fronte all’impossibilità di restare con l’amico fino all’ultimo istante ha deciso che questa vita non vale più la pena di essere vissuta. Inizia un illumimante discorso con il suo subconscio che prende via via la forma delle persone che per lui sono state importanti o motivo di riflessione: Kutner, Amber, Stacey. Sembrano tutti volerlo spronare ad andare avanti. House ci prova, ma il pavimento cede e si ritrova nel “girone” sottostante (sì, l’edificio ormai è una palese metafora dell’inferno). Qui incontra Cameron che tenta di convincerlo che la scelta migliore sia quella di farla finita. Anche lui si merita un po’ di pace. Questa prospettiva stride con quanto detto da House a Taub poco prima, mentre parlavano della decisione di Wilson di non curarsi: “La vita è dolore. Mi sveglio ogni mattina pieno di dolore. Non sai quante volte ho pensato di farla finita”. House realizza finalmente che cambiare è possibile, che è da codardi rinunciare alla propria vita, per quanto sia triste, e costringere un amico come è Wilson a finire i suoi giorni nello sconforto più assoluto, solo e senza chi ti è stato vicino per una vita intera. Si alza. Proprio in quel momento, all’esterno dell’edificio, arrivano Foreman e Wilson (che, giustamente, temono che House abbia infine ceduto alla prospettiva del suicidio). Giusto il tempo di uno sguardo struggente ed ecco che una violenta esplosione si porta via l’ultima ombra di Gregory. Al Plainsboro il corpo carbonizzato viene riconosciuto come quello di House grazie all’impronta dentale. E’ finita. E’ tempo di organizzare il funerale. La scena è commuovente. I compagni della vita di House, Wilson in testa, ne tessono le lodi senza mai cedere alla retorica e soprattutto senza nascondere quanto complicata fosse la sua personalità. Proprio mentre questo sta pronunciando l’ultimo saluto all’amico che non vedrà mai più, quello che l’ha abbandonato nel momento del bisogno, riceve un messaggio: “Shut Up. Idiot!”. Wilson prende la macchina e raggiunge un House più vivo che mai sulle scalinate di un edificio. D’altronde a sostuituire i risultati di una impronta dentale sono capaci tutti. I due partono allora per il viaggio in moto che avevano programmato da tempo e si congedano sulle note di una canzone che più o meno racconta questo: “Come farai a fare quel viaggio che avevi rimandato l’anno scorso, se ora sei sei piedi sotto terra?”.

Si chiude così, con una lode un po’ forzata al “Carpe Diem”, una delle serie televisive di maggior spessore della storia recente. Basata su una buona scrittura, sulla scelta quasi sempre azzeccata dei personaggi, ma soprattutto sulle incredibili capacità espressive di Laurie (che andrebbe premiato in qualche modo). E’ bello, bellissimo vedere come in otto stagioni gli autori siano riusciti a non cadere mai nell’ovvio, a non concedersi a cadute di stile clamorose solo per rastrellare qualche spettatore in più.

Ma allora qual è la fine di House, M.D.?

Semplice: Everybody Dies. Tutti muoiono. Quindi è assolutamente necessario non perdere tempo. Wilson è morto o, perlomeno, lo sarà a breve. Ma anche House lo è. Perché il personaggio regge fino a quando lo si proietta nell’universo del Plainsboro. La scelta di Gregory di simulare la propria morte (rimettendoci la libertà e la carriera) pur di stare vicino all’amico nei suoi ultimi mesi di vita ci racconta che egli stesso non ha futuro dopo la dipartita di Wilson e che è assolutamente necessario non sprecare il tempo prezioso che viene concesso ad entrambi. Ecco quindi che la scelta del protagonista assume un senso. Non è un Happy Ending (e come potrebbe esserlo, visto il destino ineluttabile che attende entrambi?) ma una decisa presa di posizione degli autori. Che per questo non se la sentono di mettere per davvero la parola “Fine” a questa storia. Perché in fondo nessuno sa come andrà a finire. Di sicuro, si diceva, c’è solo la morte: Wilson potrebbe infine decidere di curarsi e migliorare la sua aspettativa di vita, House potrebbe perfino riuscire a cambiare (l’ha già fatto, rialzandosi nell’edificio in fiamme) e rifarsi una vita quantomeno sopportabile dopo la morte dell’amico. Come egli stesso ha avuto modo di constatare le occasioni non gli sono mancate. E potrebbero non mancargli in futuro. Al Plainsboro nessuno prova rancore nei suoi confronti, tantomeno quel Chase (che possiamo in qualche modo vedere come suo “figlio”) e che ora ha preso il suo posto. Qual è, dunque, la fine di House? Che la vita e il destino ci pongono spesso di fronte a situazioni difficili, spesso apparentemente impossibili da affrontare, ma l’animo umano è infine capace di cambiare per adattarsi e sopravvivere. Nei limiti di quello che gli viene concesso da una entità superiore che in House non potrà mai chiamarsi “Dio” ma solo “Natura”.

PS: ma solo io ho visto in questo bellissimo finale un evidente richiamo a ciò che è accaduto nell’ultimo episodio di Lost? Anche qui il tema sembrava essere quello del “Live Together, Die Alone” (uno suicida, l’altro malato di Cancro), salvo poi comprendere che, prima o poi, tutti sono destinati a ricongiungersi alle persone care, prima di andare avanti (i cinque presunti mesi di fuga per House e Wilson).

Chissà. Quello che è certo è che House è finito e, nel ringraziare gli autori di questo successo (e nel congratularmi con loro), spiace constatare che la televisione perde qualcosa che difficilmente potrà ritrovare in futuro.

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Smallville – Recensione Finale

Eccomi qui, dopo la bellezza di dieci anni, a scrivere finalmente la mia (personalissima) mega-recensione sulla serie televisiva “Smallville“.
Se avete già letto articoli a riguardo da qualche altra parte vi chiedo solo la cortesia di “resettare” tutto e ripartire da zero.

Prima di iniziare va fatta una doverosa e importantissima premessa: la prima puntata di Smallville andava in onda il 16 Ottobre 2001. A prescindere dalla bontà del prodotto nella sua globalità ricordate che Smallville è il progenitore di tutte le serie degli ultimi anni (il “decennio d’oro” delle serie TV). Senza di lui, senza le sue perle e le sue (numerose) oscenità stilistiche probabilmente non avreste avuto Lost.

Bene, ora iniziamo davvero.

Smallville ha la pretesa di raccontare la giovinezza di Clark Kent prima della sua decisione di indossare il “mantello blu”. Mettetevelo bene in testa: Smallville NON è Superman e non ha mai voluto esserlo. Capite che già di per sè l’idea è originale. Siamo abituati a conoscere Superman come Eroe “senza” macchia”, come Dio in Terra superiore a tutti gli Umani, ma nessuno si è mai preoccupato di indagare sul percorso che ha portato un kryptoniano cresciuto sulla Terra a diventare il simbolo che tutti conosciamo. La vera forza di Alfred Gough e Miles Millar (creatori della serie, nda) è stata quella di distaccarsi (a volte anche in modo pesante) dai fumetti e riscrivere completamente la storia di Clark Kent ambientandola ai giorni nostri, a partire dagli anni 90. Questa decisione comporta numerosi problemi “tecnici” ma permette allo spettatore (mediamente un ragazzo di vent’anni) di immedesimarsi a pieno nella storia narrata.

La trama, (molto) in breve.

16 Ottobre 1989: una catastrofica pioggia di meteoriti ricchi di un materiale alieno (la kryptonite) si abbatte sulla cittadina di Smallville. Dallo spazio insieme ai meteoriti arriva anche una astronave aliena, culla del piccolo Kal-El, spedito sulla Terra dal padre Jor-El e dalla madre Lara per sfuggire alla distruzione di Krypton, il pianeta sul quale si è sviluppata la loro civiltà. Atterrato in un campo, il piccolo Kal-El viene ritrovato da da Jonathan e Martha Kent, proprietari di un piccolo podere nel villaggio. I due, scoperta l’origine non terrestre del bambino, decidono comunque di adottarlo e di crescerlo come un normale terrestre. Il piccolo Kal-El, ribattezzato Clark Kent dalla famiglia adottiva, cresce fino ad iscriversi al liceo. Con il passare del tempo il giovane prende coscienza dei super-poteri che iniziano a manifestarsi e che, scoprirà presto, caratterizzano i kryptoniani e poco alla volta impara a gestirli in modo sempre migliore (tranne il volo, che non potrà controllare fino a quando il suo “corso di formazione per eroi” non sarà completo). Al liceo Clark conosce Chloe (con la quale condivide la passione per il giornalismo e l’attività di reporter per il magazine scolastico Torch) e Pete, suo migliore amico, al quale decide di rivelare le sue origini non terrestri. Ben presto Clark si innamora di Lana Lang, bellissima Cheerleader nonché sua vicina di casa, che però è fidanzata con il Quarterback della squadra di football. I due ragazzi diventano amici e il loro rapporto diventa sempre più stretto con il passare dei giorni, ma Clark non vuole dichiararsi a Lana perché si sente in colpa in quanto la pioggia di meteoriti che l’ha portato sulla Terra è anche responsabile della morte dei genitori della ragazza. Clark è inoltre spaventato da cosa potrebbe accadere se lei dovesse scoprire il suo segreto. Un giorno Clark viene investito dall’auto del giovane Lex Luthor, figlio del ricchissimo imprenditore Lionel (odiato da tutta Smallville per via del suo comportamento scorretto volto all’arricchimento personale) e i due finiscono in acqua. Clark, grazie ai suoi poteri, riesce ad uscire illeso dall’incidente e a salvare Lex da morte certa. Da questo momento i due diventano buoni amici ma il rampollo della dinastia Luthor inizia in segreto una lunghissima e ossessiva indagine per scoprire come abbia fatto Clark ad uscire illeso dal terribile incidente. Queste ricerche portano più volte Lex vicino alla verità sulle origini aliene di Clark, ma ogni volta il segreto del ragazzo riusciva a resistere, minando però sempre più il buon rapporto che si era venuto a creare tra i due. Dopo molto tempo Clark riesce finalmente a conquistare Lana, ma il loro rapporto non riuscirà mai ad evolversi in modo stabile per via del fatto che il giovane decide di non rivelare alla ragazza il suo segreto. Clark scopre (grazie anche all’amica Chloe) che la Kryptonite verde, unico materiale in grado di ferirlo e ucciderlo, ha infettato molte persone durante la pioggia meteoritica dell’89 e nel corso degli episodi si trova più volte a dover affrontare questi “mutanti” con il rischio di rimanere ucciso o privato dei poteri. Si scopre inoltre che quella verde non è l’unico tipo di Kryptonite caduta sulla Terra: nel corso delle prime stagioni viene presentata anche quella rossa, capace di togliere ogni inibizione ai kryptoniani, mentre in seguito verranno scoperte anche quella blu e quella oro, capaci di togliere i poteri ispettivamente in modo temporaneo e definitivo. La vita del giovane Clark, sempre in bilico tra amore e responsabilità, continua più o meno immutata fino a quando non inizia ad apprendere più informazioni circa il suo pianeta di origine e la storia della sua civiltà. Inizia quindi un burrascoso rapporto con la “coscienza” del padre naturale, Jor-El, che dopo varie peripezie trova casa nella “Fortezza della solitudine“. Dopo aver ucciso il padre Lionel e aver scoperto il segreto di Clark, Lex perde la vita nel tentativo di apprendere ancora più informazioni circa l’origine aliena del ragazzo ed aver messo in pericolo lui e i suoi nuovi amici. Da questo momento i nemici di Clark e della Terra iniziano ad avere a che fare prettamente con “l’esterno”: Braniac (sofisticatissimo androide nemico dei kryptoniani), Doomsday, il Generale Zod (sia in forma di “essenza” che in quella di “clone”) ed infine DarkSeid, che minaccia di corrompere moralmente tutta l’umanità allontanandola dalla strada della luce e permettendo così di attrarre verso la Terra il suo pianeta di origine. Clark riesce ad affrontare questi nemici sempre più forti grazie anche agli amici che riesce via via a farsi: tra tutti Chloe (ora al corrente del suo segreto ed esperta di tecnologia), Oliver Queen (travestito da Freccia Verde, orfano di una ricca famiglia legata a doppio filo con la dinastia dei Luthor) e Lutessa “Tess” Mercer Luthor (inizialmente erede della fortuna dei Luthor ma in seguito alleata di Clark). Prima di morire Lex riesce ad infettare Lana (con cui ha avuto una burrascosa relazione dopo che aveva rotto con Clark ma dal quale la ragazze vorrebbe ritornare) con la Kryptonite verde e per questo, vista l’impossibilità di avvicinarsi a Clark (che le aveva infine rivelato il suo segreto e dichiarato il suo amore), decide di allontanarsi per sempre. Dopo un periodo di sconforto il giovane Kent, rimasto orfano di padre terrestre, costruisce un rapporto sempre più stretto con Lois Lane, cugina di Chloe. Dopo un corteggiamento assai lungo, molto simile a quello con Lana, le rivela la verità sul suo conto, senza sapere che Lois era già al corrente di tutto. Finalmente Clark decide di sposare Lois e, dopo un percorso di formazione lungo parecchi anni fatto di contrasti e lezioni da imparare, riesce a comprendere a fondo la sua natura metà terrestre e metà Kryptoniana aiutato dalla due famiglie di origine, impara a volare e ad indossare il famoso costume e riesce a sconfiggere DarkSeid e ad allontanare per sempre la minaccia del suo pianeta di origine. Clark Kent è finamente diventato Superman, e Smallville non ha più nulla da raccontare.

Ora qualche pensiero in merito..

La primissima critica che bisogna muovere agli autori e ai produttori riguarda l’eccessiva lunghezza dello show: dieci stagioni sono davvero troppe, e per “tirare avanti” sono state più volte introdotte spiegazioni “bizzarre” su come mantenere lo status-quo, storyline assolutamente inutili e filler di dubbio gusto. Certi episodi, a volte anche certi gruppi di episodi, sono risultati per questo motivo davvero complicati da digerire. Diciamo che, per la storia da raccontare, sette stagioni sarebbero state sufficienti. Non a caso, è bene ricordarlo, gli autori originali ne avevano previste proprio sette e hanno deciso di andarsene dopo aver capito che venivano richiesti sempre più episodi senza preoccuparsi dell’inevitabile calo di qualità dello show nella sua completezza. Con la settima serie, oltre agli autori, se ne vanno anche Lana, Lex e Lionel (salvo poi essere ripresi in seguito in modi diversi). Visto che nella settima serie il personaggio di Lois era già ben introdotto, un finale a quel punto sarebbe stata la scelta migliore. Ma Smallville piaceva, all’inizio, e si sa che in televisione i numeri contano più della qualità del prodotto.

Seconda critica: tutti gli show di questo tipo basano le prime puntate sul paradigma del “Monster of the week” per capire quali sono le reali potenzialità e decidere come articolare una trama più complessa. “Monster Of The Week” è un termine che viene utilizzato per descrivere quelle puntate in cui viene presentato un “cattivo” che viene sconfitto all’interno della puntata stessa (o al massimo nel giro di qualche episodio) senza portare avanti la trama orizzontale (gli avvenimenti principali della serie). In Smallville i “MOTW” sono chiaramente le persone contaminate dai meteoriti. Ma cavoli, basarci due serie intere più numerosissimi filler nel corso delle altre stagioni è davvero troppo! La trama orizzontale avrebbe dovuto svilupparsi già dalla metà della prima stagione.. tolti gli episodi inutili saremmo giunti alla fatidica “settima serie” come orizzonte finale nella storia di Smallville. Per non parlare, come ho già detto, delle trovate “geniali” per far dimenticare alla gente di aver visto Clark Kent fare cose straordinarie: ah, quanti svenimenti, quante botte in testa, quanti “incantesimi”.. e potrei andare avanti una vita! Sempre in questo filone si collocano la miriade di reperti kryptoniani trovati sulla Terra. Ma che diavolo, portano sempre una sfiga assurda, ti spediscono in altre dimensioni, ti fanno fare scambio di corpo (e poteri) con il primo che passa.. ma cosa continui ad usarli! Raccoglili e mettili sotto chiave! Ah già.. ma perché disdegnare un viaggio inutile nella zona fantasma solo per dire “Smallville ha una puntata in più!”.. Misteri!

Procediamo.. oltre al fiorire di “Windows 7” (è ovunque!) quante risate con la tecnologia! Satelliti personalizzati? Watchtower, WalkieTolkie per la Zona Fantasma? Server che simulano una realtà virtuale? Ma seriemente.. cosa ci tocca vedere! Un po’ di moderazione, così come per i paesaggi fatti al Computer e le calibrazioni della luce per i mondi paralleli, non avrebbe fatto che bene! In merito come non citare una recensione di Serialmente che, in merito alla “resurrezione” di Tess, scrive “una di quelle cose vaghe in puro stile Smallville, “la tecnologia delle industrie Luthor bla bla bla ingegneria genetica bla bla bla niente è impossibile bla bla bla”“. Mai parole sono state più azzeccate!

Ho detto prima che uno dei punti di forza di Smallville era proprio l’ambientazione ai nostri tempi, con i problemi di ogni ventenne. Ok, vero. Ma sfigati come Clark Kent io ne ho visti pochi! Dai, sei Super-Tutto, hai davanti quel gran pezzo di ragazza di Lana Lang per sette lunghe stagioni e passi il tempo a farti le “pippe” pensando a cosa potrebbe accadere se.. e se invece.. ma se poi.. metterei in pericolo.. chissà cosa penserà.. Diamine! porta la ragazza con la super-velocità da qualche parte e pensa di più alle cose concrete 😉 Seriamente.. la questione morale in Smallville la fa da padrona. Clark è l’immagine del dubbio che vive in ogni adolescente, qui trasposto “in grande” con i problemi derivati dall’appartenenza ad un altro mondo (che poi il fatto che sia DAVVERO un altro mondo è irrilevante, la questione era quella di portare all’attenzione della gente la problematica della coesistenza di realtà differenti e di “appartenenza” a mondi diversi). Va bene. Ma anche qui, come per tutto il resto, la decisione di “spalmare” la serie su dieci stagioni ha portato ad eterne ripetizioni, a scene già viste.. Andiamo, chi credeva che il matrimonio Clark-Lois sarebbe stato perfetto, tutto rose e fiori nel giro di qualche puntata? Perché non interrogarsi ancora una volta su quale sia il destino di un superuomo, diviso tra l’amore per una donna terrestre e le “grandi responsabilità che derivano da un grande potere”? La tematica in sé è davvero bella da affrontare. Ma l’accanimento terapeutico fa male. Male alla serie e male alle palle degli spettatori.

Altro punto dolente di Smallville sono gli avvenimenti fuori campo: si da spazio per interi episodi a storie assolutamente inutili e poi, quando succedono le cose importanti, queste ci vengono solo riferite dal primo che capita. Esempio concreto: quasi due puntate dell’ultima stagione per farci sapere che Aquaman se la fa con Aquagirl. Bene.. per poi ritrovarci il Generale Zod nella zona fantasma perché DarkSeid gliel’ha consegnata. Ma quando? Come? Perché? Non ci è dato saperlo..

Go ahead.. che senso ha riciclare pari pari le trame di altri film di successo all’interno di una puntata da quaranta minuti di un Telefilm? Avanti, la putnata della trappola mentale della realtà parallela presa “a fotocopia” da Matrix (“se Chloe fa la mossa di Trinity spengo!… Taaaac!“).. la trasposizione a Metropolis di Una notte da leoni (Oh, con lo spumante di Zatanna, mica con la droga dello stupro!)? Discorso già ampiamente affrontato: in un tempo in cui tagliano serie discretamente belle perché mancano i soldi, non era il caso di badare un po’ di più alla qualità e alla coerenza a discapito di qualche puntata (o qualche serie) in meno? Neanche X-Files ha potuto reggere con dignità nove intere stagioni.. cosa vi faceva credere che con Smallville sarebbe stato diverso?

Smallville, dunque. Il regno dell’esagerazione e dei “PlotHole“. Il regno del “fidati, è successo.. te lo sto raccontando”, del “ehi, ma nella scorsa puntata..” e soprattutto il regno del “come farò ad essere un perfetto superuomo?“. Ecco. Questo è Smallville. Lo abbiamo visto. Lo abbiamo amato (con tutti i suoi difetti – “Don’t Ask!“) e l’abbiamo odiato per tutte quelle cose che con un pizzico di sforzo in più potevano essere fatte immensamente meglio. In tanti guardano a Smallville come ad un colossale Fail. Per me sbagliano. Non è un capolavoro, ma molte delle cose che ha raccontato possono essere vicine ad ognuno di noi. E per questo io lo ricorderò. In fondo è stato una delle colonne portanti della mia esperienza da “telefilmista seriale“.

Smallville, ti saluto dopo dieci anni, confessandoti che i dieci minuti finali sono riusciti (ok, solo per qualche istante) a farmi scordare tutte le minchiate che hai cercato di rifilarmi nel corso dei vari episodi. Mi congedo consegnandoti in ogni caso alla mia Top10 perché io non sono un esperto critico televisivo e perché, che diavolo, Smallville è sempre stato il MIO telefilm!

E poi, diciamocelo, gli autori sono (quasi)sempre stati parecchio bravi a scegliere le interpreti dei ruoli femminili 😉

Bye Smallville.. Somebody Save Me!

[Omnia / Luca Zaccaro]

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The Event – Stagione 1

Warning: Spoiler Alert!

E così, alla fine, il nostro eroe (io, ndr) riuscì a concludere la visione di The Event. Dovrei buttare giù qualche riga.. Allora.. all’inizio, quando questa serie veniva presentata, si parlava di lei come un misto tra Lost e FlashForward (relativamente a quest’ultimo si intendeva “le cose positive”). A metà, quando la trama ha evidenziato buchi neri grossi come quello al centro della Via Lattea, l’unico confronto che si poteva fare era con le cose peggiori viste da Mark Benford. Ora che la serie è finita viene da tutti definito come “un pizzico di 24 e una sorta di Flashforward fatto un po’ meglio”. Vediamo come la penso. Prima di tutto bisogna fare una premessa: la serie non è finita, semplicemente non è stata rinnovata dalla rete che la trasmetteva. Questo vuol dire che gli eventi che in essa vengono raccontati non sono assolutamente conclusi con l’ultimo episodio. L’Evento in sé non viene rivelato se non, di sfuggita, negli ultimi minuti dell’ultimo episodio (e comunque con la forte sensazione che si tratti di qualcosa di diverso rispetto a quanto immaginato dagli stessi sceneggiatori all’inizio): “eravamo qui prima di voi. Ce ne siamo andati perché una vecchia profezia annunciava che, se fossimo rimasti, sarebbe accaduto un evento, una evoluzione, al quale la vostra razza non sarebbe sopravvissuta“. E quindi? Qualcosa di più preciso? Niente. Sicuramente l’Evento era al centro della narrazione della seconda stagione che non vedremo mai (a patto che qualche altra rete finanzi la produzione), ma allo stato delle cose il fulcro della serie rimane oscuro (sì, è vero, è scritto in alienesco sulla pergamene di Sean, ma lui non può leggerla!). Occorre quindi giudicare solo quello che ci hanno fatto vedere, ovvero la complicata coesistenza sul pianeta di due razze molto simili biologicamente ma assai distanti in quanto a progresso tecnologico. La macro-trama è ben sviluppata, ricca di colpi di scena (soprattutto nelle puntate iniziali e in quelle finali) ma “in mezzo” è assai noiosa ed improbabile, piena com’è di ripetizioni e luoghi comuni.

In breve: gli “alieni-barra-uomini-avanzati” compaiono sulla terra una cinquantina di anni fa quando il loro aereo appare magicamente nella nostra atmosfera e si schianta al suolo. Gli americani (in tempo di guerra fredda) intercettano l’incidente e, scoperto con cosa avevano a che fare, rinchiudono tutti in una prigione di massima sicurezza a Inostranka. O almeno così credevano: infatti Sophia (capo degli alieni) poco prima dell’arrivo degli americani spinge suo “figlio” Thomas a fuggire insieme ad un gruppo di “loro”. Dato che questi alieni hanno il brutto vizio di vivere parecchi anni e di non invecchiare, Thomas e gli altri riescono ad infiltrarsi sempre più nelle strutture statali e governative americane. Intanto il tempo passa e alla Casa Bianca, ai giorni nostri, viene eletto il Presidente Martinez (“abbronzato”, ovviamente) che sembra deciso, dopo molti colloqui con Sophia, a rivelare al mondo la verità e lasciare tutti liberi. Intanto, dall’altra parte del mondo, Sean e la bellissima Leila sono in crociera. Lui sta per chiederle di sposarla (che romantico!) quando alla piccola comitiva si uniscono la altrettanto bellissima Vicky e uno-che-deve-solo-fare-il-partner. Fingendosi loro amici, Vicky riesce a fare in modo che Leila rimanga sola in camera mentre lei si trova insieme a Sean e fa rapire la biondona dal suo collega. Sean torna sulla nave, scopre che Leila è sparita. Dopo varie fughe e vicissitudini si trova a bordo di un aereo, a cercare di convincere il dirottatore (il padre di Leila) che “ci deve essere un altro modo per salvarla”. Michael (il paparino) sostiene infatti che questo è l’unico modo per rivedere sua figlia (e anche l’altra sorella, rapita da casa sua). Indovinate dov’era diretto l’aereo? Ma certo, contro il Presidente, con Sophia accanto, nel mentre del grande annuncio. Ma, sorpresa, l’aereo “sparisce” poco prima dell’impatto e riappare nel deserto, dove Sean scappa e Michael viene catturato dal Governo (le operazioni sono guidate dall’agente Simon Lee). Sophia dice allora al Presidente di non avergli detto tutto. Beh, in effetti.. Sean sviene e si risveglia in ospedale dove chiede aiuto ma scopre di essere ricercato per un omicidio mai commesso (“mi hanno incastrato!”). Martinez decide di sospendere il piano di liberazione ma Sophia lo avverte: i suoi sono stanchi di aspettare. Sean intanto viene preso in custodia dall’agente Collier che inizialmente non crede alla sua storia, salvo poi ricredersi quando due uomini armati mandati da Vicky tentano di ucciderla insieme allo stesso protagonista. Intanto, a seguito di un ricatto nei confronti del Presidente, Thomas ottiene la liberazione di Sophia. Il Governo però riesce a tracciarla grazie ad un isotopo radioattivo immesso nel suo ultimo pasto. Per fare in modo che Sophia possa liberarsi, l’agente-Alieno Simon esce allo scoperto e rinchiude nel bagagliaio dell’auto il collega che aveva scoperto la sua identità. In seguito gli viene chiesto dal Presidente l’esame del sangue ma, con l’aiuto di Thomas, riesce a scambiare le provette e risultare “umano”. Sean e Leila intanto sono sulle tracce della sorella di Lei (Samantha). Scoprono un elenco di bambine rapite, tutte più o meno della stessa età. Alla Casa Bianca vengono intanto a sapere che il VicePresidente ha ordinato l’attentato contro il Presidente, ma mentre sta per rivelare il nome del suo collaboratore Dempsey, miliardario capo della agenzia per cui lavora Vicky, fa scoppiare un’autobomba poco lontano da lui e per poco non lo uccide. In seguito la sua famiglia verrà minacciata in modo da convincerlo a non parlare. I due sposini trovano una bambina rapita che è riuscita a scappare, ma scoprono che il suo viso è stato sfigurato in seguito ad alcuni esperimenti. Abby, questo il suo nome, dice che la tenevano in uno ospedale e che Samanthe era con lei. Dopo varie ricerche scoprono l’ospedale, ma la sorellina se n’è appena andata insieme agli uomini di Dempsey. In compenso si trovano di fronte ad un archivio fotografico che li porta sulla strada della verità: il padre di Leila è un alieno e questo fa della bella biondona un bel pezzo di ibrida. Sophia intanto scopre che alcuni dei “suoi” non vogliono più tornare a “casa” ma lei ribadisce che la loro presenza sulla Terra potrebbe avere conseguenze devastanti per la popolazione locale (e qui si fa riferimento all’Event). Si scopre però che Thomas, spinto dall’amante, ha un piano per uccidere la madre e prendere il potere ma, all’ultimo, non ha il coraggio di premere il grilletto e chiede perdono, ottenendolo. S&L (Sean e Leila) trovano Samantha e, dopo un incontro con Michael, la “affidano” ad una famiglia per metterla al sicuro. La gente di Thomas riesce ad inviare un satellite nello spazio con cui invia un messaggio al loro mondo. Ottenendo dopo poco tempo una risposta inattesa: la stella del loro sistema solare sta per implodere. Gli alieni devono lasciare il loro pianeta nel più breve tempo possibile. Qual è l’idea migliore? Ma certo! Portiamoli sulla Terra! Ecco come si riuniscono le due fazioni di alieni facenti capo a Sophia e Thomas. Mentre sono in riunione in una chiesa il Presidente Martinez riesce a circondarli con l’esercito. Per tutta risposta Sophia usa il portale con cui Thomas intendeva “portare qui” i suoi per scatenare un terremoto nell’est America che distrugge il monumento di Washington. Minacciando altre ritorsioni simili, Sophia ottiene dal Presidente la possibilità per tutta la sua gente di fuggire. Poco dopo però Martinez scopre che era un Bluff e per ripicca bombarda due dei tre pullman con i quali gli alieni stanno scappando. Thomas rimane ucciso mentre l’autobus di Sophia viene tele-trasportato (come avvenne con l’aereo nel primo episodio). A questo punto crolla definitivamente la copertura di Simon che viene aitato a fuggire da una telefonata misteriosa e riesce a ricongiungersi con Sophia (e Leila, che ha seguito il padre dopo aver scoperto la verità sul suo DNA), che nel frattempo ha deciso di rompere il giuramento fatto 66 anni prima di non causare danni ai terrestri: tutto il suo popolo (più di due miliardi di persone) deve essere portato qui a discapito, ovviamente, di chi qui già ci sta. Sean recluta Vicky (minacciandola, all’inizio) e riesce ad arrivare a Dempsey il quale si rivela essere il discendente di una stirpe di “guardiani” che hanno il compito di proteggere l’umanità dagli alieni. Il ricco industriale racconta questa storia a Sean, dicendogli che lui è l’unico che può salvare il nostro Pianeta. A questo punto gli consegna la pergamena con la storia della Terra in alienesco e poi, perché no, si spara. Sophia, alle strette, stringe un patto-farsa con il VicePresidente americano: avvelena Martinez e lo fa diventare Presidente Pro-Tempore con la promessa che il suo popolo verrà risparmiato. Gli alieni puntano a decimare la popolazione terrestre riportando in voga una simpatica epidemia di influenza spagnola. Il virus viene recuperato dal corpo di un soldato morto tra i ghiacci e lì ben conservato (e “ripescato”). Il piano è quello di diffondere il virus sul cibo, sui soldi e all’aeroporto internazionale di Dallas. In cinque settimane il 98% dei terrestri sarà morto. Dopo il tradimento di Simon e prima di venire avvelenato, il Presidente ordina un test del DNA a tutti gli uomini della Casa Bianca che risultano però negativi. Tutti tranne sua moglie, che si rifiuta. Sospettando che si tratti di una aliena, Martinez affronta l’argomento ma lei riesce a cavarsela confessando di essere figlia di immigrati e di non volere che questo venisse a galla. Una volta compreso il piano di Sophia, Simon, Michael e Leila si ribellano e fuggono, portando con loro l’antidoto per il Presidente. Durante la fuga però Michael viene ucciso e Leila catturata. In compenso il Presidente si salva e racconta a tutti la verità sul suo Vice (riottenendo l’incarico). Per rallentare l’effetto del virus e consentirne la diffusione, questo viene fatto mutare usando Leila come vettore data la sua condizione di ibrida tra gli alieni (immuni) e gli umani (non immuni). Alla fine i piani di Sophia di rilasciare il virus falliscono grazie anche a Sean, Vicky, il direttore dell’NSA licenziato dal VicePresidente (Sterling, di gran lunga il personaggio migliore) e Simon e il capo degli alieni viene portata a rapporto da Martinez. Proprio quando tutto sembra finito, un uomo di Sophia riesce ad aprire il portale e poco dopo un simpatico pianeta in via di distruzione appare tra la Terra e la Luna. Il commento più simpatico? Quello della pluri-indagata First Lady. Quando il figlio le chiede cosa sia quel pianeta lei lo rassicura: “E’ casa nostra”. E poi? E poi niente, perché The Event (o almeno la prima stagione) finisce qui, lasciando tutti con un bel “E Vaffanculo” sulla punta della lingua. Come ho già detto l’idea è sicuramente degna di nota, così come la coppia Leila&Vicky. Belle anche le puntate iniziali e finali. Ma le lacune stilistiche di metà stagione e la scelerata decisione di una serie (in dubbio) non-autoconclusiva sono errori gravi difficili da dimenticare. Insomma, un 6 solo per l’argomento trattato. Ma in realtà non si tratterebbe di una piena sufficienza.

Voi cosa ne pensate?

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Fringe – Stagioni 1 e 2

Fringe è una serie di fantascienza ideata dal “papà” di Lost J.J. Abrams che racconta le avventure di un ristrettissimo team di agenti e collaboratori chiamati ad indagare su casi apparentemente inspiegabili. Per questo motivo è stato spesso fatto dai critici l’accostamento tra questa serie e l’intramontabile X-Files di Chris Carter. In realtà, seppur ci siano effettivamente episodi molto simili (i peggiori di Fringe, a mio parere) le storie sono diverse. Il filone principale di questa storia è l’esistenza di un universo parallelo simile al nostro ma con alcune differenze spazio-temporali. I due universi, a partire dagli anni ’80, entrano sempre più spesso in collisione e proprio questi eventi (e tutto giorno che ci gira intorno) causano gli eventi su cui indaga la divisione “Fringe”.

Sugli attori c’è davvero tanto da dire, a partire dall’immenso John Noble (a quando un premio?), passando dall’eterno Leonard Nimoy, dalla fredda ma adatta Anna Torv, dal bravo Joshua Jackson e concludendo con tutto il cast principale. Davvero tutti bravi. Un buon telefilm si basa anche sulla qualità dei suoi interpreti, e qui c’è davvero tanta qualità.

Per quanto riguarda la trama beh, preparatevi ad un mega-spoilerone di tutta la “mitologia” (le puntate in stile monster-of-the-week ve le risparmio)..

Tutto inizia con un caso apparentemente inspiegabile. Olivia Dunham è chiamata ad unirsi alla segretissima divisione “Fringe”, comandata dall’agente speciale Broyles (anche perché il suo compagno resta gravemente ferito nell’incidente). L’unico che sembra poter aiutare la divisione Fringe è Walter Bishop, luminare della scienza e collaboratore del Governo ai tempi della giovinezza di Olivia ma da quasi vent’anni rinchiuso in un manicomio. L’unico che può farlo uscire è Peter, suo figlio, ma i due non si parlano da molto tempo. In seguito la divisione Fringe si delinea meglio: i suoi componenti sono la Dunham, i due Bishop (che iniziano un lungo percorso di riavvicinamento, anche perché Walter è ancora pesantemente segnato dai lunghi anni di reclusione), Broyles, gli agenti Francis e Farnsworth. Alla storia principale si uniscono spesso Nina Sharp e il misterioso William Bell, entrambi della Massive Dynamic (azienda specializzata in alta tecnologia). Walter Bishop rimette in funzione il suo vecchio laboratorio ad Harvard e da quel momento questa diventa la vera “sede” della divisione Fringe. Già durante la prima stagione si scopre che c’è un grande mistero riguardante il passato di Peter e che questo è collegato alle sempre più frequenti interferenze tra gli universi paralleli (concetto spiegato man mano a tutti da Walter). Con l’avvicendarsi degli episodi si scopre inoltre che in passato Walter e Bell hanno lavorato insieme per il Governo Americano, raggiungendo numerosi traguardi nelle “scienze di confine” ma macchiandosi spesso di atti di dubbia moralità. In seguito la moglie di Walter si suicida e lui finisce in manicomio, mentre Bell fonda la Massive Dynamic (per poi sparire misteriosamente). Nell’ultimo episodio della prima stagione l’agente Dunham, “chiamata” da William Bell, si ritrova nientemeno che nel suo ufficio nelle Twin Towers, ovviamente nell’altro universo (luogo dove Bell è rimasto negli ultimi anni). La seconda stagione si apre con Olivia che torna “qui” (con un messaggio di Bell: i due mondi presto entreranno in guerra e ne resterà uno solo) e insieme a lei diventano sempre più frequenti le apparizioni dei “mutaforma” provenienti dall’altra parte e comandati dal “segretario” e degli “osservatori”, uomini calvi che sembrano essere da sempre presenti nei momenti importanti della storia dell’umanità. Passano gli episodi e puntata dopo puntata Walter sembra riconquistare almeno in parte una accettabile stabilità e sanità mentale fino a quando, quasi all’improvviso, scopriamo che la “malattia” di Walter è stata causata dallo stesso Bell che lo ha privato di alcuni frammenti di cervello. E’ tempo di rivelazioni su Olivia (trattata quando era piccola da Walter e Bell con un farmaco capace di estendere le facoltà mentali e permettere un contatto con l’altra parte) e di svelare anche il mistero di Peter: quando era piccolo è rimasto vittima di una malattia genetica, incurabile nel nostro mondo. Walter allora ha costruito una specie di “finestra” con la quale spiare l’altro Walter, quello dell’altra realtà (magnificamente e splendidamente indicato come Walternativo) alle prese con gli stessi problemi di Walter ma con una tecnologia più avanzata. Il Peter del “nostro” mondo alla fine muore all’improvviso e poche ore dopo Walternative trova una cura per AltroPeter ma viene distratto da un Osservatore e il composto, ancora instabile, perde le proprie caratteristiche senza che lo scienziato faccia in tempo ad accorgersene. Ma Walter vede tutta la scena dalla “finestra” e decide di aprire un varco tra i due mondi per prelevare AltroPeter, curarlo e riportarlo indietro prima che sia troppo tardi, per fare in modo che sopravviva almeno “Over There” (E’ questo l’evento-zero, quello da cui si generano tutte le interferenze successive e che causano molti morti soprattutto nell’universo alternativo). Ma una volta varcata la soglia dimensionale con suo figlio,Walter (assistendo anche alla reazione di sua moglie), capisce che non troverà mai la forza di riportarlo indietro. AltroPeter cresce quindi in un mondo che non è il suo e per questo non ricorda la sua infanzia e il suo rapporto con il “padre” risulterà così complicato (nei diciassette anni di reclusione in manicomio tra i due ci sarà solo un colloquio, in occasione del suicidio della moglie di Walter). Nella penultima puntata, dopo che Peter scopre la verità sul suo passato, si scopre anche che il “segretario” dell’altra parte altri non era che Walternative (Segretario della Difesa nell’universo parallelo). Questi riporta suo figlio a “casa” e una volta “là” tenta di utilizzarlo per azionare una macchina in grado di distruggere il “nostro” universo. Walter e Olivia inseguono Peter nell’altro universo dove ritrovano Bell che decide di aiutarli a impedire la fine del mondo. In un bellissimo infra-mezzo assistiamo ad una conversazione-da-manuale tra Walter e Bell, che si rinfacciano tutte le questioni rimaste sospese tra i due. Olivia, dopo aver combattuto con AltraOlivia, riesce a convincere Peter a tornare con un plateale bacio (il rapporto tra i due si è fatto sempre più stretto di puntata in puntata) ma proprio poco prima di fare ritorno “di qua” viene “sostituita” da AltraOlivia che sfrutta, insieme a Walter e Peter, un portale aperto da Bell (che decide di sacrificarsi). L’episodio e la serie si concludono con una scelta (quella di Peter, di tornare – questa volta di sua iniziativa), un rapporto da ricostruire da padre e figlio e una Olivia da salvare, catturata e rinchiusa da Walternativo in una prigione dell’altro universo. E non dimentichiamo che, poco prima di lasciarsi per sempre, Bell confessa a Walter che gli ha rimosso parti del cervello su sua esplicita richiesta, per non rischiare di “olterpassare il limite” (un riferimento al cattivissimo Walternativo, cresciuto senza Bell nell’altro mondo?)

Che dire, i contenuti sono certamente interessanti, gli attori davvero bravi (soprattutto Walter, è immenso!), la produzione è ormai collaudata e la storyline è ben sviluppata (se escludiamo qualche monster-of-the-week di troppo).

L’ultima puntata poi è un vero capolavoro, da vedere e far vedere a tutti gli appassionati del genere.

E ora.. cosa aspettarsi dalla terza stagione (già in onda in USA)?

Come gestiranno il personaggio di AltraOlivia? Perché Walternativo è così arrabbiato contro TUTTO il “nostro” universo? Quanta “stabilità” riuscirà a riconquistare Walter? Come si evolverà il rapporto tra Olivia e Peter? E quello tra padre e figlio? Ma soprattutto, la terza stagione segnerà un ritorno alla trama ricca di “mostri della settimana” (ovvero casi singoli) con qualche episodio mitologico qua e la o sarà un concentrato di mitologia? Non vedo l’ora degli episodi in italiano 😉

In ogni caso questa serie guadagna il terzo posto della mia classifica personale, dietro solo a X-Files e Lost. Bravi!

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Digitale Terresre: domani inizia lo Switch-Off

Tra poche ore, a mezzanotte per la precisione, inizierà lo Switch-Off completo al digitale terrestre in Lombardia, Piemonte Orientale, Piacenza e Parma.

Cosa significa questo? Semplice: dalle nostre parti da domani, e seguendo questa tabella, la televisione analogica non sarà che un lontano ricordo.

Come rimediare? Ancora più semplice: acquistate un nuovo televisore con digitale terrestre integrato, un decoder digitale o uno zapper (decoder senza servizi interattivi). Negli ultimi due casi basterà collegare l’antenna al decoder e il decoder al vecchio televisore.

In alternativa esiste sempre la piattaforma satellitare, basta dotarsi di un decoder adatto.

Siete pronti?

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Smallville, giudizio sulla nona serie

In questo articolo, circa un anno e mezzo fa, vi raccontavo il mio giudizio sulla ottava serie di Smallville condito con qualche appunto sulla serie in generale. Sono qui adesso perché ho finito di vedere la nona serie. Partiamo: la prima cosa da dire è che questa non è l’ultima serie. A giorni inizierà in America la Decima stagione e quella sì che, parole di Tom Welling, che metterà la parole fine a questo longevo telefilm. Il filone principale di questa penultima stagione è in realtà un bivio: da una parte la storia d’amore che nasce tra Clark e Lois tra i mille problemi del caso e dall’altro il triangolo che si viene a formare tra Clark-Kal-El, Tess Mercer (che ora conosce il suo segreto) e il gruppo di Kandoriani-clonati capitanati dal Maggiore ZOD che la stessa Mercer ha riportato sulla Terra. Per quanto riguarda il primo aspetto l’intreccio è abbastanza ben fatto, con una Lois perennemente in bilico tra Clark e la Macchia e che, alla fine, sembra aver scoperto la verità (e ci credo, Clark la bacia mentre è “in servizio”..). Quanto alla storia dei Kandoriani.. beh, è un bel casino.. tutto inizia dal futuro visto da Lois grazie all’anello della Legione: i Kandoriani, riacquistati i loro poteri grazie al Sole Rosso, avrebbero sottomesso l’intera umanità e Clark sarebbe stato sopraffatto. Per combattere questo possibile futuro Clark, Chloe e Oliver cercano una soluzione che non comporti per forza l’uccisione di ZOD. Anche il ruolo di Tess Mercer è in bilico fino all’ultimo: è lei a liberare i Kandoriani ed è al loro fianco nel futuro “annunciato”, ma col passare degli episodi, conoscendo il segreto di Clark, sembra passare dall’altra parte. In tutto questo complicato intreccio si inserisce la Checkmate, una potentissima organizzazione sovra-governativa che ha come obiettivo quello di combattere gli “alieni”. Nota di colore, tanto per cambiare Tess Mercer ne faceva parte. Alla fine della fiera Clark, resosi conto che i Kandoriani non potevano restare sulla terra, recupera il Libro di Rao con l’aiuto di Marta Kent e apre un varco dimensionale che avrebbe portato tutti i Kandoriani (lui compreso) su un altro pianeta. Pensava che questo fosse il suo destino, invece ZOD, diventato “Generale” dei suoi uomini prima che gli si rivoltassero contro per seguire Clark, recupera un pezzo di Kryptonite blu (quella che toglie momentaneamente i poteri) e inizia a combattere con Clark perché non vuole assolutamente seguirlo. Poco prima di venir “risucchiato” nel varco insieme a ZOD, Clark si ferisce volontariamente con la pietra, perdendo i propri poteri e lasciando ZOD da solo insieme agli altri Kandoriani nell’altra dimensione. Ciò che Clark non aveva previsto era che, trovandosi in cima a un grattacielo, stava precipitando nel vuoto senza potersi opporre in alcun modo. Qui si chiude la penultima stagione, non prima di aver regalato una vera “chicca”: in una delle scene precedenti all’ultimo scontro si vede Clark che riceve un pacco da sua madre: mentre legge il biglietto che recita “nel caso decidesse di restare” questo è quello che si vede riflesso nei suoi occhi:

Finalmente, il costume di Superman!

Se devo esprimere un giudizio direi che mediamente è un 7, con alcune penose cadute di stile (soprattutto per quanto riguarda le “tecnologie” di Watchtower e in generale sul personaggio di Chloe) e con dei momenti storici (come quello di cui ho appena parlato). Ora aspettiamo l’ultima stagione, in partenza in America tra una settimana circa. Cosa ci aspettiamo? Tanti ritorni, ma questo lo sappiamo per certo: torneranno (anche solo come apparizioni) Johnatan Kent, Lex e Lionel Luthor, Lana Lang e qualche altra vecchia conoscenza. Pretendiamo anche un Clark finalmente vestito da Superman anche se, azzardo io, non imparerà mai a volare. Il fatto di non saper volare infatti è causa dell’impossibilità della parte umana di Clark di abbandonare gli affetti terrestri. E dubito che questo avvenga dopo 10 stagioni. Non so quanto il finale del telefilm ricalcherà la vera storia di Superman, ora come ora non ho idea di come possano decidere di concludere questa storia lunga 10 anni. Spero solo che si tratti di una serie senza troppi “intermezzi”, in linea con l’alta qualità vista soprattutto nella settima stagione e qua e là anche nell’ottava e nella nona. E, naturalmente, con un finale a effetto anche se non banale. Vedremo..

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Lost, congedo da applausi

Per chi, come me, ha visto l’ultima puntata di X-Files sapendo che un serial del genere non sarebbe più tornato sarà sembrato un deja-vu. Parlo di Lost, la serie TV perfetta del ventunesimo secolo, giunta al suo attesissimo epilogo in mondovisione.

Se le aspettative erano molte, devo confessare che Abrams & Co. non hanno affatto tradito i milioni di fan incollati al televisore. L’ultimo doppio episodio svela gli ultimi misteri e regala un finale pieno di ispirazione filosofica, così come è sempre stato in questa serie.

— INIZIO SPOILER —

Sull’isola, nella vita “reale”, Jack (successore di Jacob) e l’uomo nero (nel corpo di Locke) si affrontano per l’ultima volta: insieme portano Desmond alla sorgente, lo calano nella grotta affinché possa togliere il tappo che sembrerebbe separare due mondi o dimensioni diverse. Una volta portato a termine il compito, l’isola inizia a sprofondare nell’Oceano e l’uomo nero sembra aver vinto. In realtà Jack lo colpisce e si scopre che la sua invulnerabilità è sparita insieme alla stabilità dell’isola stessa. A questo punto è l’uomo in nero a colpire Jack e in seguito a scappare verso la sua nave. Intanto Ben, Richard e Miles trovano Lapidus in acqua, sopravvissuto allo scoppio del sottomarino, e insieme si dirigono all’isola Hydra, per fuggire con l’aereo della Ajira (che riescono a riparare). La scena si sposta alla “grotta dei nomi” di Jacob, vicino alla quale l’uomo nero ha nascosto la barca a vela con cui lascerà l’isola: Jack lo raggiunge ed inizia l’epico scontro. Il nuovo protettore dell’isola viene ferito ad un fianco dal pugnale dell’uomo nero, che però sembra avere la  peggio in seguito ad un colpo di fucile esploso da Kate, giunta a soccorrere l’amico. La vita dell’uomo nero si conclude definitivamente quando Jack lo spinge giù nella scarpata. Morto il “cattivo”, l’isola continua a sprofondare. James e Kate si dirigono verso l’aereo dove li attendono Lapidus, Richard, Miles e Claire (che dopo alcuni tentativi riescono finalmente a lasciare l’isola), mentre Jack, Hugo e Ben tornano alla sorgente. Qui Jack decide di sacrificare la sua vita per sistemare il tappo smosso da Desmond, dopo aver fatto giurare Hugo come “nuovo Jacob”. Nella grotta, Jack fa risalire Desmond e poi rimette il tappo al suo posto. La luce torna a riempire la grotta e Hugo chiede a Ben di fargli da “vice”.

Nella presunta timeline parallela, tutti i protagonisti si ritrovano grazie all’operato di Desmond e via via riacquistano i ricordi della vita vissuta sull’isola. L’unico a non voler ricordare sembra proprio essere Jack, che intanto cura Locke (che torna a camminare). Il luogo d’incontro è il gala di beneficenza organizzato dal padre di Miles per Charles Widmore. In seguito la scena si sposta in una chiesa, quella in cui doveva svolgersi il funerale del padre di Jack (la cui salma arriva proprio in quella chiesa durante l’episodio). Kate arriva in chiesa con Jack e gli dice che può entrare dal retro. Questi, in una sala, trova proprio la bara del padre, la tocca e riacquista finalmente tutti i ricordi. Poi la apre e scopre che è vuota. A questo punto sente Christian, il padre, che lo chiama. Si volta e lo vede nella stanza. All’inizio Jack è confuso, chiede al padre come possa vederlo (dato che è morto) e questo gli fa capire che anche Jack è deceduto, così come tutti gli altri. Si scopre finalmente che la timeline parallela è una realtà immaginaria, senza tempo e senza luogo, in cui gli “spiriti” dei Losties si sono ritrovati perché, per “andare avanti”, devono essere tutti insieme, dato che hanno passato insieme la parte più importante della loro vita. Christian dice anche che “non si muore soli” (come invece suggeriva l’episodio “Si vive insieme, si muore soli”). I due entrano nella sala principale della Chiesa, dove Jack si unisce finalmente a tutti i suoi compagni d’avventura. Sull’isola intanto vediamo Jack, catapultato nel campo di bambù dalla forza elettromagnetica, sdraiato sull’erba, morente, con lo sguardo al cielo. Dalla foresta arriva Vincent che gli si sdraia accanto. Nel cielo Jack vede l’aereo Ajira che sta portando a casa i suoi amici. Capisce allora di avere finalmente portato a termine il suo compito e muore con un sorriso stampato in volto. Nella chiesa è finalmente giunto il tempo, per lo “spirito” di Jack, di unirsi a quello di Kate. Christian apre il portone della chiesa e una luce bianca e fortissima avvolge tutti. La serie si chiude con l’occhio di Jack, sull’isola, che si chiude e con un’ultima immagine dei detriti del volo Oceanic che riposano sulla spiaggia.

— FINE SPOILER —

Che dire, un finale davvero profondo e spettacolare per una serie che non dimenticheremo mai.

Everything happens for a reason..

[Omnia/Luca Zaccaro]

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