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American Trip – Indice

Ok, come avrete capito dai precedenti 15 post sono stato in America. Anche se a dirlo così forse non rende l’idea. Non si è trattato solo di prendere un aereo e farsi 10.000 km. E’ stato “Il Viaggio”, quello che programmi ed aspetti da una vita intera. Diciamo da quasi una decina d’anni (e dire che ne ho 23). Senza che ci sia bisogno di specificarlo sono stati 15 giorni tra i più belli della mia vita e per questo ringrazio anche gli altri due compagni di viaggio. Siamo stati a San Francisco, a Los Angeles, a San Diego (passando per Santa Monica e Newport Beach), a Las Vegas, al Grand Canyon e allo Yosemite Park. 15 giorni senza nemmeno un minuto rimasto inutilizzato. Insieme abbiamo deciso di tenere un “diario” per ricordare questa avventura ma anche per aiutare chi, come noi, si appresta ad organizzare il suo American Trip. Sì perché, diciamocelo, vedere così tante cose e percorrere più di 3500 km in così poco tempo non è roba da poco. Bisogna programmare tutto alla perfezione. Di seguito trovate i link a tutti e 15 i nostri “American Days” ed in fondo all’articolo il link ad un sito internet che abbiamo realizzato su misura per contenere gli stessi racconti e molte altre informazioni utili. Speriamo che serva a qualcuno 😉

Day 01 – 05/06/2011
Day 02 – 06/06/2011
Day 03 – 07/06/2011
Day 04 – 08/06/2011
Day 05 – 09/06/2011
Day 06 – 10/06/2011
Day 07 – 11/06/2011
Day 08 – 12/06/2011
Day 09 – 13/06/2011
Day 10 – 14/06/2011
Day 11 – 15/06/2011
Day 12 – 16/06/2011
Day 13 – 17/06/2011
Day 14 – 18/06/2011
Day 15 – 19/06/2011

In più vi consiglio di visitare il sito che abbiamo pubblicato per l’occasione: American Trip

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 15

Ad un certo punto, probabilmente in mezzo all’oceano, scatta la mezzanotte che ci catapulta in questo nostro ultimo giorno di narrazione. Nonostante la stanchezza accumulata i posti (in mezzo alla corsia centrale) ci impediscono o quasi di riposare come si deve. Atterriamo ad Amsterdam alle 9 ora locale dopo aver oltrepassato l’Oceano e tutti i suoi fusi orari. Con passo spedito ci dirigiamo verso il gate del prossimo volo che, ovviamente, è l’ultimo in fondo. Qualche domanda da parte dell’uomo dei passaporti e ancora metal detector e body scanner. E poi eccola lì, l’ultima meta di questo straordinario viaggio: la porta di imbarco del gate D87! Saliamo sull’aereo KLM che in confronto al suo “fratellone” ci sembra piccolissimo e a poco a poco ritroviamo quei paesaggi così famigliari a cui solo due settimane fa avevamo detto arrivederci. Dopo aver sorvolato le Alpi ci rendiamo conto che questa volta è finita davvero. Arriviamo a Malpensa con un po’ di anticipo, alle 10:40 del 19/06/2011. Il resto, a partire dall’uscita dall’aeroporto, non è più materia di interesse di questa storia 😉

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 14

La sveglia, l’ultima, suona puntuale alle 7. Sistemiamo le ultime cose e scendiamo a provare la colazione inclusa nel prezzo della camera. Ribadiamo le nostre osservazioni in merito. Torniamo in camera ma solo per prendere le valigie e prepararci al checkout. Dopo neanche un quarto d’ora la nostra amata Dodge Charger è già parcheggiata nel deposito coperto della Dollar. Valigie al seguito ci dirigiamo (utilizzando il trenino automatico) verso il terminal A dei voli internazionali. Facciamo il checkin alle macchinette automatiche e attendiamo con pazienza l’apertura dell’imbarco alle 10. Dopo essere passati (quasi) per primi, ed aver marchiato come “fast” le nostre valigie dato che abbiamo solo 45’ per prendere la coincidenza, ci dirigiamo verso il gate dove ci viene chiesto di passare scalzi dal metal detector e dal body scanner. Valgono le considerazioni fatte per il viaggio di andata: ascoltate le istruzioni del personale (sempre cortese e professionale) e non mostratevi infastiditi di fronte alla possibile perquisizione. Dopo qualche ora di attesa ed un panino al volo è tempo di salire sull’aereo di KLM che ci riporterà in Europa. Il viaggio è più breve di quello di andata (per via della rotazione terrestre) e la notte è molto più corta. Ciononostante a tutti noi è sembrato più lungo e meno confortevole. Si conclude qui questa giornata “breve” dato il gioco dei fusi orari.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 13

Ci svegliamo intorno alle 8 e, dopo il checkout, ci dirigiamo alla fermata del bus a pagamento (7$ andata e ritorno) che ci porta direttamente allo Yosemite Visitor Center. All’interno del parco, così come al Grand Canyon, è possibile usufruire degli shuttle gratuiti attivi dalle 7 alle 22 per organizzarsi la propria visita oppure chiedere ai Ranger per visite guidate gratuite o a pagamento. Noi ci affidiamo ancora una volta agli shuttle e in particolare affrontiamo un sentiero all’interno della foresta che di porta fino ad una splendida cascata. Dopo altre visite mordi-e-fuggi in altri punti del parco (purtroppo abbiamo davvero poco tempo) riprendiamo il bus che ci riporta in hotel e da qui ripartiamo intorno alle 16:30 alla volta della meta finale, quella San Francisco dalla quale tutto è iniziato. Ritornati a “casa” troviamo il nostro ultimo hotel praticamente attaccato all’aeroporto. Dopo il checkin saliamo in camera, ci diamo una rinfrescata e decidiamo che è giunto il momento di preparare le valigie. E’ mezzanotte, e il nostro American Trip è ufficialmente finito.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 12

Sveglia alle 6 del mattino. Il viaggio che ci aspetta è molto lungo. La destinazione è il parco nazionale di Yosemite, a 430 miglia da Las Vegas. Dopo il checkout saliamo in macchina, facciamo benzina (a Las Vegas cambiano i soldi nelle slot machines) e ci affidiamo al navigatore. Degna di nota è, a un quarto del viaggio, l’ultima area di sosta prima dell’Area 51. Le ore in auto scorrono abbastanza lentamente una dopo l’altra fino a quando, arrivati al punto di controllo dopo l’ingresso in California, scopriamo che il Tioga Pass ( che dobbiamo percorrere per raggiungere lo Yosemite Village) è chiuso e così, grazie ad un disponibilissimo impiegato dell’help point, decidiamo di prendere una “brevissima” deviazione da due ore e mezza che ci porta a 9600 piedi di altitudine in mezzo alla neve e ai militari americani. Il passo sarà pure stato un brutto colpo per macchina e guidatori, ma il paesaggio che ci siamo trovati intorno ha ripagato quasi del tutto le nostre fatiche. Arrivati a Sonora ci fermiamo a mangiare un panino e poi ripartiamo alla volta del Parco Nazionale dello Yosemite. Dopo un altro paio di ore (e fanno 12!) arriviamo finalmente in albergo. Dato che quest’ultimo si trova all’interno del Parco siamo obbligati a pagare un ticket di ingresso di 20$ per il veicolo. Stanchissimi facciamo il checkin, ci diamo una rinfrescata e poi usciamo a cenare in compagnia di due simpatici procioni che ci aiutano a finire le pizze. Dato che in questo luogo i cellulari non prendono (o meglio, prendono a tratti ma non fateci conto) decidiamo di utilizzare il wireless che però nel nostro albergo è a pagamento ed è accessibile solo dalla Hall previo pagamento di 9$ con carta di credito per 24 ore. Torniamo quindi in albergo per concludere questa lunghissima giornata.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 11

Ci svegliamo intorno alle 8 perché in questo albergo abbiamo la colazione (americana) inclusa. Diciamo che mangiare così tanto al mattino è fuori da ogni logica dell’italiano medio. Torniamo al parco in macchina e con la linea arancione raggiungiamo l’estremità destra del Canyon da dove la vista, se possibile, è ancora migliore di quella di ieri. Dopo qualche minuto di contemplazione ci spostiamo verso l’estremità opposta per non farci scappare neanche questo punto di vista. Soddisfatti dell’esperienza (e dei pochi dollari spesi) ci rimettiamo in macchina alla volta di Las Vegas intorno alle 14. Il viaggio, soprattutto nella sua parte finale, è molto caldo e l’aria condizionata dell’Hard Rock Hotel alle 19 è per tutti una liberazione. Saliamo in camera dopo il checkin e ci concediamo un’oretta di sosta con doccia annessa. Intorno alle 20:30 torniamo sulla Strip alla volta del Luxor che, una volta entrati nella famosa piramide, offre un bel panorama egizio. Grazie alla monorotaia gratuita raggiungiamo l’Excalibur e il New York New York con la sua ricostruzione in verticale della “capitale del mondo”. Qui mangiamo un trancio di pizza e poi torniamo in strada per fare qualche acquisto. Dato che la sveglia domani mattina suonerà molto presto decidiamo di tornare in albergo e andiamo a dormire intorno a mezzanotte.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 10

Ci svegliamo alle 8:30 e, dopo una veloce colazione, saltiamo in macchina per raggiungere in Grand Canyon in Arizona. In mezzo una sosta, obbligata, alla Hoover Dam, probabilmente la diga più famosa del mondo che avete visto sicuramente anche in GTA San Andreas e Trasformers 2. Per godervi il panorama dovrete uscire a Hoover Dam, parcheggiare la macchina e proseguire a piedi, dopo aver superato l’eventuale controllo di polizia. Vi avvisiamo però che questa strada è chiusa e quindi anche noi siamo costretti a tornare indietro e riprendere il nuovo ponte che passa proprio sopra la diga. Si tratta di un bel panorama, con il Colorado che viene bloccato da questa costruzione mastodontica. Da vedere ad ogni costo, nonostante il caldo record che tocca addirittura i 105° F! Dopo qualche ora di macchina arriviamo sulla Highway 64 sulla quale dovrebbe trovarsi il nostro albergo. Pensavamo di fare più fatica e invece eccolo lì, l’Holiday Inn Express, a pochi metri dall’ingresso del Parco Nazionale del Grand Canyon. Dopo il checkin e una meritata sosta (il viaggio è stato abbastanza caldo) decidiamo di fare visita al National Geographic Visitor Point per informarci sui tour guidati. Purtroppo, dato il poco tempo a nostra disposizione, non troviamo nulla che si adatti alle nostre esigenze. Ma se voi, anche grazie a questa guida, volete organizzarvi meglio, il sito da cui partire è http://explorethecanyon.com/it. Non ci resta che dirigerci verso il parco in macchina. Il biglietto d’entrata costa 25$ a veicolo ed è valido per 7 giorni. Una volta all’interno dovrete lasciare l’auto in uno dei numerosi parcheggi e decidere come organizzare la vostra visita. In linea di massima avete due possibilità: scegliere quali ViewPoint visitare muovendovi agevolmente con le tre linee di navette gratuite oppure organizzare una escursione rivolgendovi direttamente ad un ranger. Noi abbiamo scelto la prima opzione e abbiamo visitato alcune zone sul tracciato blu. Il parco è davvero incantevole (e ben mantenuto), la vista è da rimanere senza parole (tanto che nemmeno le foto le rendono giustizia) e l’organizzazione interna è superba. All’ingresso e sui bus potrete ottenere gratuitamente un fascicolo (anche in italiano) che racconta la storia del parco e offre informazioni molto utili per organizzare la vostra visita. Verso le 19 decidiamo di fermarci a mangiare in uno dei ristoranti presenti. Ottima scelta, vista la qualità della carne (incredibili wild baby pork ribs con tanto di salsa barbeque) e il prezzo modesto. Torniamo in albergo dopo aver visto il Grand Canyon al buio e organizziamo la visita di domani alle due estremità della gola rocciosa.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 9

Questa mattina ce la prendiamo con comodo. Siamo in piedi intorno alle 10 e la musica dalla piscina continua a suonare ad alto volume come ha fatto per tutta la notte. Rispetto a ieri l’albergo è molto più tranquillo e i tamarri sono spariti. In compenso dobbiamo ammettere che in giro per queste strade ci sono ragazze davvero bellissime. L’albergo in sé non è malissimo, anche se forse sarebbe necessaria una maggiore cura. In ogni caso prendiamo lo shuttle gratuito che ogni ora porta i clienti fino alla Strip. Da qui inizia la mattinata più “calda” (in senso meteorologico) della nostra vita, con un sole da 98° F che picchia sulle nostre teste e sulle nostre braccia già scottate. Sulla strada principale acquistiamo i biglietti per il bus-navetta che percorre in entrambe le dimensioni la Strip 24 ore al giorno e ci facciamo lasciare alla Stratoshpere, la torre più alta ad ovest del Mississipi. Paghiamo un ticket da 22$ ciascuno che comprende la salita in ascensore fino al piano panoramico e l’accesso all’attrazione “Big Shot”. Arrivati al punto panoramico possiamo ammirare una vista di tutta Las Vegas e del deserto che sembra estendersi all’infinito. Finalmente prendiamo il secondo ascensore che ci porta all’attrazione, una torre (tipo quella di Gardaland) che ti spara in alto e in basso per 4/5 volte. Niente di che, direte voi, se non fosse per il fatto che ci troviamo a quasi 300 metri di altezza! Dopo aver apprezzato la corsa torniamo al piano terra dove mangiamo in una delle classiche tavole calde americane. Tornati in strada è tempo di soffrire di nuovo il caldo fino alla fermata del bus che ci porta al Venice. Il posto è davvero carino e le ricostruzioni davvero ben fatte. Il casinò è molto più bello di quelli visti fin ora. Molto accaldati torniamo alla fermata dello shuttle che ci riporta in albergo intorno alle 17:30. Dopo una doccia lunga e rinfrescante ci prendiamo un paio d’ore di relax al fresco dell’aria condizionata. Per la serata abbiamo deciso di non perdere l’unica occasione della nostra vita e ci dirigiamo in Taxi fino al Bellagio dove (da domenica a martedì) si può godere di un fantastico buffet in cui viene servito davvero di tutto al prezzo di circa 33$ tasse incluse. Vi avvertiamo però: l’accesso è consentito dalle 17:30 alle 22:30 e in ogni caso ci sarà un po’ da aspettare. Dobbiamo dire però che tempo e soldi sono stati ben spesi. Usciamo sazi e soddisfatti e ci fermiamo ad ammirare le famose fontane del Bellagio che ogni ora circa offrono uno spettacolo mozzafiato danzando a tempo di musica. La prossima (e ultima) tappa è il Paris, dove proviamo anche a giocarci la bellezza di 5$ senza troppa fortuna. Torniamo in albergo e andiamo a dormire intorno all’1.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 8

Ci svegliamo con calma all’Hilton e ci godiamo fino all’ultimo i benefici da “sciuro” di questo bellissimo hotel (ad esempio la colazione da Starbucks con vista sull’Oceano). Dopo il checkout carichiamo i bagagli in macchina (il parcheggio è valido fino alle 16:00) e ci incamminiamo verso Downtown (la 5th Avenue) per vedere un po’ di negozietti e comprare qualche “gift”. Poco più tardi eccoci di nuovo in macchina con destinazione Coronado, un piccolo lembo di terra tra San Diego e l’Oceano. L’ambiente che ci accoglie è difficilmente definibile. Se non è il posto più bello che ho mai visto in vita mia (Home Sweet Home) poco ci manca. Il quartiere residenziale è il tipico paesaggio americano che avete imparato a conoscere grazie ai telefilm americani: quartieri immersi nel verde, strade ordinatissime, case enormi affiancate una all’altra con il giardino di fronte, nessuna recinzione, il garage di lato e soprattutto una tranquillità difficilmente descrivibile. Parcheggiamo (gratuitamente) sulla strada che costeggia l’Oceano e ci precipitiamo in spiaggia. Lo sappiamo, il sole messicano a mezzogiorno è pericoloso, ma il tempo a nostra disposizione è poco. Intorno all’una meno un quarto torniamo in città per pranzare e poi ripartiamo alla volta di Las Vegas. La prima metà di viaggio in pratica consiste nel tornare a Los Angeles e poi scegliere il cavalcavia giusto che vi porti verso l’interno. La seconda metà invece vi regalerà un panorama mozzafiato: grattacieli di roccia, foreste di arbusti e spiagge infinite di sabbia. Tradotto: il nulla desertico assoluto intorno a voi per decine e decine di miglia. Contemplate (se non state guidando..) questo panorama perché non è una cosa che si vede tutti i giorni. Quando poi iniziate a vedere dei grattacieli con le luminarie di Natale.. beh, siete arrivati a Las Vegas! Per raggiungere l’hotel costeggiamo la mitica “The Strip”, conosciuta anche con il nome di Las Vegas Boulevard, la strada in cui si trovano tutti i più grandi hotel e casinò d’America. Arriviamo all’Hard Rock Hotel intorno alle 19:30, facciamo il checkin e ci rinfreschiamo un po’ in camera perché il viaggio, almeno l’ultima parte, è stato abbastanza caldo. Come degli illusi usciamo intorno alle 20:30 pensando di trovare un po’ di frescura e invece ecco, anche a tarda sera, il caldo del Nevada. Arriviamo a piedi alla Strip (che non era così vicina come ce la immaginavamo) e iniziamo il nostro viaggio nelle luci e nei suoni. Descrivere questa strada (e questa città) a chi non l’ha mai vista è impossibile. Dire che ci sono luci, suoni e tamarri ovunque non potrà mai rendere l’idea di cosa voglia dire passeggiare in mezzo a questo mondo. Per questa sera ci limitiamo alla zona a sinistra e visitiamo il Luxor con le sue ricostruzioni egizie. I casinò sono molto simili tra di loro, con le rampe automatiche che dalla strada ti catturano e ti conducono all’interno (con la speranza che non riusciate facilmente a ritrovare l’uscita). La piramide oscurata proietta in cielo il fascio di luce più potente al mondo e noi, cercando di orientarci in questo gigantesco luccichio, torniamo verso l’hotel.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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American Trip – Day 7

Sveglia alle 8:00, colazione da StellaDollari e ritorno in camera per sistemare la valigie e fare il check-out. Questo Dunes Inn, per quanto modesto, non ci è dispiaciuto. Ripartiamo alla volta di Santa Monica dove ci fermiamo per un’oretta ad ammirare l’Oceano e il famoso molo che ospita la fine della magica Route 66. Scaduto il parcheggio ripariamo con l’idea di pranzare a Newport ma, una volta arrivati a Orange County capiamo che un quarto di dollaro per dieci minuti di parcheggio non ci lascia abbastanza tempo. Ci limitiamo allora a salire sul molo reso famoso dalla serie televisiva “OC”. Purtroppo di Summer Roberts nemmeno l’ombra. Questa volta la destinazione è quella finale: il numero 1 di Park Avenue in San Diego. Arrivati in città dopo un po’ di traffico scopriamo che la zona di Downtown è praticamente chiusa e siamo costretti ad una deviazione. Dopo qualche minuto arriviamo al bellissimo hotel Hilton in cui facciamo il check-in intorno alle 16:00. Dopo esserci rinfrescati usciamo con l’idea di una passeggiata per il centro, quando capiamo che da lì a pochi minuti sarebbe iniziata una partita di baseball nello stadio a pochi passi dall’hotel. Qualche istante di consulto e decidiamo che l’occasione è unica: tre ticket per 13$ ciascuno con cappellino dei Padres incluso. Eccoci sugli spalti per la nostra prima partita di baseball dal vivo! Il clima allo stadio è bellissimo, con tantissime famiglie con bambini al seguito. Bastano pochi minuti per capire che anche in questo frangente agli americani piace esagerare: l’inno cantato live, suoni tipici ad ogni momento e spettacoli pirotecnici con fuoco aggiunto ad ogni HomeRun. Poco prima della fine della partita abbandoniamo lo stadio (per evitare la coda) e torniamo all’hotel (e che hotel!) dove troviamo un locale in cui ceniamo con soddisfazione. Ed eccoci alla metà esatta del nostro American Trip.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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