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Elezioni a salve

elezioni-2018

Premessa: è tanto, troppo tempo che non scrivo qualcosa. Chi mi conosce sa che non è stato un periodo semplice. Agli altri, probabilmente, non interessa.

Mancano tre settimane al voto del 4 marzo. Una tornata elettorale che, a livello nazionale, appare sempre di più come un “colpo a salve”.

Sarà colpa della discutibile legge elettorale, dell’evoluzione tripolare o forse anche della disarmante incapacità di questa classe politica nazionale di offrire alternative credibili, ma secondo gli ultimi dati (ad esempio quelli di YouTrend) la “quota 474” (ovvero la somma dei 316 Deputati e 158 Senatori necessari per avere una maggioranza autonoma in Parlamento) appare ancora lontana per tutti i possibili apparentamenti post-voto.

Nello scenario più probabile, ovvero la vittoria numerica della cosiddetta “coalizione di centrodestra”, i seggi alla Camera sarebbero 284 e quelli al Senato 140. Nessuna possibilità di proporre a Mattarella un Governo autonomo. L’unica flebile possibilità di non gettare al vento questa consultazione (sempre numericamente parlando) sarebbe uno spostamento di circa 600.000 voti alla Camera e 400.000 voti al Senato a favore di Berlusconi & Co., almeno stando ai conteggi fatti da Piepoli su La Stampa del 09/02.

E se le cose non andassero così? Nessuna alternativa: sommando i voti di PD e Forza Italia il “Renzusconi-bis” si fermerebbe ben lontano dal quorum, mentre un accordo tra PD e M5S apparirebbe numericamente più forte ma politicamente inconsistente.

Cosa può fare dunque un singolo elettore di fronte a questo scempio? Beh, al massimo leggersi i programmi elettorali e fare qualche valutazione personale.

Escludiamo a priori tutto quello che sta a sinistra di “Liberi e Uguali” perché culturalmente e politicamente parlando sono lontani anni-luce dal mio pensiero e dalle mie convinzioni.

Passando poi al partito di Grasso e Boldrini, i due presidenti “scesi in campo”, non riesco a trovare in loro nient’altro che la costola sinistra del Partito Democratico, esiliata giorno dopo giorno dall’avvento di Renzi.

Già, il PD di Renzi… quello partito con ottimi propositi una volta “scippato” Palazzo Chigi a Enrico “stai sereno” Letta ma che poi si è perso nei personalismi, nelle rivalità e nei giochi della politica (tutto ciò che in verità il “rottamatore” diceva di voler combattere). Niente fiducia dunque per chi ora cerca, con qualche anno di ritardo, il parere ed il favore del popolo. Che in verità un assaggio di risposta l’aveva già dato quel giorno di dicembre del 2016.

Veniamo ora ai sempreverdi prati del centrodestra. Come potrebbe Berlusconi non essere ancora il leader morale di questa coalizione? Un raggruppamento di forze politiche tenute insieme solo da delicati legami artificiali, quasi una metafora delle plastiche dell’ex Cavaliere ormai ultra-ottantenne. Parliamoci chiaro, qui si è sostenuto e votato Berlusconi nel 2006 e nel 2008 ma dopo la rottura dell’Idilio con i cittadini del 2009 (“che fai, mi cacci?” e così via) nulla da quelle parti è più riuscito a stuzzicare l’interesse di un elettore liberale e liberista. Stendiamo un velo pietoso sui fatti del 2010/2011, sull’esilio e sulla complessa operazione di “restyling mediatico” che ha riportato comunque l’incandidabile Silvio al centro di un gioco a cui però non può più giocare. Come è possibile che, a 20 giorni dal voto, non si conosca ancora l’eventuale Premier designato? Tajani? Letta? Maroni? E come è possibile continuare a condurre una campagna elettorale in cui si sta promettendo tutto ed il contrario di tutto? Fornero o no? Flat tax o no? E con che soldi? Leva militare di nuovo obbligatoria? Ma andiamo… Berlusconi è stanco. Ma ad essere ancora più stanco è il partito stesso che di nuovo si fa chiamare “Forza Italia” neanche fossimo ancora nel 1994 ma che in più di venti anni non ha saputo andare oltre al partito personale nato da quel videomessaggio consegnato ormai ai libri di storia.

E quasi per magia siamo arrivati a parlare della Lega “non più Nord” di Salvini, che per queste elezioni ha escluso la “pancia” del partito a favore di intellettuali di spessore come Bagnai e Borghi. Ammettiamo che il centrodestra rastrelli quei 600.000 voti necessari ad avere una maggioranza parlamentare e che la Lega prenda un solo voto in più di Forza Italia. Con quali programmi e quale sostegno Salvini salirebbe al Colle per chiedere l’incarico di formare un Governo? “Salve Presidente, sono qui per chiedere il mandato di sbattere la porta in faccia all’UE e mandare definitivamente questo Paese in malora”. Non suona molto bene. Non sto dicendo che l’Unione Europea sia il bene assoluto e che un allontanamento dagli stretti vincoli di Bruxelles sia pura utopia, ma penso che sia chiaro a tutti che le “sparate” funzionano solo in campagna elettorale. Governare il Paese è tutta un’altra storia.

Non spenderei invece più di due righe per il restante 4%, quello dei cartelloni 6×3 con slogan tipo “Qui si fa l’Italia”. Cosa siamo, nel 1860?

Finito? Neanche per sogno! C’è ancora, sorprendentemente per quanto mi riguarda, quasi un terzo dell’elettorato attivo che probabilmente continuerà a consegnare il suo preziosissimo voto ad un partito, movimento o come diavolo si chiama che sarà indiscutibilmente il più rappresentato in Parlamento. Dico “continua” perché ormai il M5S non è affatto una novità. Continuano a presentarsi come rappresentanti della protesta, come se non avessero ottenuto già nel 2013 ben 109 Deputati e 54 Senatori. Potevano essere determinanti nel gioco delle alleanze che ha dato poi vita al Governo Letta… e invece hanno deciso di non decidere. Cinque lunghi anni di opposizione sterile per quanto mi riguarda, e l’incarico di guidare due importantissime città come Roma e Torino che non mi pare siano riuscite a costruire macchine volanti fino ad ora. Come è possibile che una manciata di click on-line, su una piattaforma non impenetrabile, possano garantire un biglietto per il Parlamento? Non ci si improvvisa politici da un giorno all’altro! Come dite? L’abbiamo già fatto in passato? Beh, direi che abbiamo i risultati davanti agli occhi ogni giorno.

Cinque anni fa, almeno per quanto mi riguarda, ho intravisto una piccola luce in fondo al tunnel. Si chiamava “Fare” ed il suo leader era Oscar Giannino. Poi tutto è svanito in una notte per colpa (ufficialmente) di un curriculum non aggiornato. O qualcosa del genere.

Votare è un diritto ed un dovere di ogni cittadino e l’astensione per me non dovrebbe nemmeno essere contemplata tra le opzioni. Chi non decide non ha poi il diritto di lamentarsi per quello che è stato deciso. Detto questo, è possibile manifestare il proprio dissenso e la propria insoddisfazione nei confronti dell’offerta politica utilizzando gli strumenti disponibili nella cabina elettorale. Sto parlando della scheda bianca e della scheda nulla.

E poi, tutti insieme, a guardare la #maratonamentana con birra e pop corn.

Colgo l’occasione per fare i miei più sinceri e disinteressati auguri a Stefano Catone, candidato alla Camera per Liberi e Uguali. Una persona che merita davvero di portare le sue idee e le sue battaglie in un Parlamento che avrebbe tanto bisogno di gente così.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Politica

È Finita

Berlusconi Crisi

Silvio,

in fondo mi stai simpatico, non l’ho mai negato. A livello personale posso anche essere dispiaciuto per quello che ti è capitato in questi ultimi giorni, ma ci sono comunque un paio di cose che devi sapere..

“Innocente fino a prova contraria” – Così si ripete spesso quando un’indagine (o anche solo un sospetto) prende di mira un cittadino italiano. E ci mancherebbe! Il garantismo è una cosa seria!

Ma, da cittadino italiano, bisogna accettare che se tutti e tre i gradi di giudizio previsti dal nostro Paese arrivano alla medesima conclusione questa è definitiva.

Un condannato in Cassazione è colpevole. Punto.

Non mi interessa cosa pensi tu o cosa penso io della Magistratura, di quel Giudice o di quella Toga. Colpevole. Punto.

Come un qualsiasi altro cittadino nella tua stessa situazione ora è tempo di accettare il verdetto e scontare la pena stabilita senza se e senza ma. Altro che chiedere la grazia!

In più, dato che non sei un comune cittadino ma un leader di partito e di coalizione, nonché Senatore della Repubblica italiana, ci sono un paio di cose in più che andrebbero fatte prima di decidere dove trascorrere il periodo agli arresti domiciliari o dove prestare servizi sociali:

– In primis dovresti presentare spontaneamente le dimissioni dalla carica di Senatore perché è semplicemente inconcepibile che un pregiudicato sieda in Parlamento

– In secondo luogo dovresti dimetterti, almeno ufficialmente, dalla presidenza del PdL (o di Forza Italia 2.0, o di come diavolo si chiama ora il partito) e smettere di annunciare candidature per la prossima campagna elettorale.

Secondo il mio modestissimo parere avevi imboccato la strada giusta a Novembre di due anni fa quando, nonostante tutto, avevi presentato spontaneamente le dimissioni dalla Presidenza del Consiglio e ti eri di fatto ritirato dalla politica attiva. Poi, mio malgrado, ho dovuto sorbirmi tutta la storia della “ri-discesa in campo” (per quanto, visti i risultati delle ultime politiche, non posso non riconoscere che si è trattato di una scelta vincente).

E invece eccoci qui.. per il momento quindi non faccio altro che riproporti quello che vado ripetendo da parecchio tempo ormai: goditi i tuoi soldi e il tuo successo, inizia a costruire i famosi ospedali in Africa ma ti prego, basta con i comizi e con i “Io sono innocente, riformerò la Giustizia e abbasserò le tasse”. Basta davvero.

Con affetto,

[Omnia / Luca Zaccaro]

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È morto Giulio Andreotti

Giulio Andreotti

Immortale, a quanto pare, non lo era.

Giulio Andreotti è morto alle 12:25 nella sua casa a Roma, all’età di 94 anni.

Personaggio controverso, per alcuni addirittura il Diavolo. Innegabile protagonista dell’intera Storia Repubblicana.

Ah, a quanto pare i “Coccodrilli” non erano pronti..

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Waterloo Democratica

Prodi e Bersani

“Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco” – così recita un noto proverbio. Che il buon senso questa sera ci permette forse di non considerare troppo.

Visto che non tutti hanno seguito le maratone di 10 ore di Mentana su La7 riepiloghiamo in breve le perle di saggezza del Partito Democratico e del suo Segretario Bersani a partire da ieri mattina, quando sono iniziate le votazioni per l’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica:

Bersani partiva probabilmente dalla volontà di avere un PdR “di rottura”, che gli consentisse di avere un incarico pieno e andare in Parlamento a cercarsi i voti. Voleva Prodi.

Poi, mentre arrivavano i primi inviti di convergenza dal M5S sul nome di Rodotà, Bersani annunciava (un po’ a sorpresa) la volontà di eleggere un PdR condiviso con il Centrodestra e fa il nome di Marini. I suoi elettori scendono in piazza a protestare contro l’inciucio, Grillo e Monti si infuriano, il PdL gongola e non fa mancare neanche un voto. Peccato che metà dello stesso Partito Democratico affossa la linea del Segretario e fa mancare a Marini il supporto necessario. Il primo candidato viene bruciato in un modo così forte da non poter essere più ripresentato.

Sono circa le tre del pomeriggio. Bersani, forse un po’ frastornato, annuncia scheda bianca fino alla quarta votazione, quella  maggioranza assoluta.

Questa mattina, dopo una lunga nottata, Bersani cede, abbandona la linea del dialogo e candida in pompa magna alla quarta votazione Romano Prodi, incassando applausi e l’unanimità della riunione appositamente convocata.

I democratici arrivano in Aula e la trovano semi-deserta, dato che PdL e Lega decidono di non partecipare al voto (per testare la tenuta dei Montiani sul nome di Cancellieri). Dopo una mattinata di fitte trattative tra il Pd e Monti per cercare la più ampia convergenza possibile si arriva al voto del pomeriggio con la sensazione che Prodi ce la possa fare, o al massimo che tutto venga rinviato a domani mattina.

Invece succede l’inenarrabile: i Montiani votano compatti la Cancellieri, così come i Grillini continuano a fare con Rodotà. E Prodi, badate bene, ottiene solo 395 voti. Cento in meno di quelli che l’avevano candidato all’unanimità solo poche ore prima. Vendola annuncia che i voti dei suoi erano segnati. Questo vuol dire, incredibile, che le 100 defezioni sono TUTTE interne al PD.

Il partito corre in ritirata. Inizia, molto in anticipo sulla tabella di marcia, la notte dei lunghi coltelli.

Per qualche ora non si sa nulla. Poi iniziano ad arrivare le prime conseguenze, tanto importanti quanto clamorose:

+++ Ore 20:44 – Rosy Bindi si dimette dalla Presidenza dell’Assemblea PD con questa dichiarazione: “Il partito ha dato cattiva prova di se ma la responsabilità non è mia: non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi” +++

+++ Ore 20:50 – Romano Prodi ritira ufficialmente la sua candidatura con questa dichiarazione: “Chi mi ha portato fin qui si assuma le proprio responsabile” +++

+++ Ore 22:28 – Pierluigi Bersani annuncia ufficialmente le sue dimissioni dalla Segreteria del PD con questa dichiarazione: “Uno su quattro ha tradito, è inaccettabile” +++

Penso di non esagerare definendo la giornata di oggi la più disastrosa nella storia del Centrosinistra italico. Nel giro di una manciata di minuti un’intera area di pensiero ha perso Presidente, Segretario e ispiratore e collante politico. Il tutto, non dimentichiamolo, partendo da una situazione che faceva presagire, non più di quattro mesi fa, una larga vittoria elettorale con maggioranza solida e compatta sia alla Camera che al Senato, in grado di garantire una agevole elezione proprio del Presidente della Repubblica.

Ora non so cosa accadrà domani, alla quinta votazione. Né tanto meno posso immaginare quello che capiterà alle ceneri del PD. Quello che so per certo è che da queste ceneri potrebbe rinascere (senza grandi meriti, in realtà) il Centrodestra di Berlusconi che a questo punto si ritrova catapultato nuovamente in un gioco da cui pensava di essere stato tagliato fuori in maniera incontrovertibile.

Per quanto riguarda il discorso Quirinale sarei più propenso a dire Cancellieri, anche se devo ammettere che l’idea della Bonino non me la sento di buttarla del tutto. Rodotà mi pare un po’ troppo anziano, senza contare che ha la colpa di essere stato indicato da Grillo. Ma non mi sbilancio oltre perché si è ben visto che fine hanno fatto oggi i sondaggisti della domenica.

Ultima nota, per oggi, è la mia considerazione sulle dimissioni di Bersani: per quanto mi riguarda sono sacrosante, anche se terribilmente in ritardo: il Segretario, non-vincitore alle elezioni, avrebbe dovuto farsi da parte il giorno dopo il voto. Ma questa è un’altra storia. Di sicuro non potevano andare avanti dopo le pessime (ma veramente) figure degli ultimissimi giorni. Certo, ora ci sarà da riparlare anche della questione del Governo. Ma questo avverrà solo tra qualche giorno.

Per il momento mi fermo qui. Credo che una notte sia il tempo minimo utile per riflettere su questa clamorosa Waterloo Democratica.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Addio a Margaret Thatcher

La “Lady di Ferro”, Premier del Regno Unito dal 1979 al 1990, è deceduta questa mattina a causa di un ictus. Inutile aggiungere altro, direi. La Storia ci ha già pensato.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Smacchiature

Elezioni 2013

Mi immagino il brivido che corre lungo la schiena di Berlusconi mentre osserva il distacco sempre più esiguo che separa la sua coalizione da quella di centrosinistra.. “E ‘mo cosa m’invento per non tirar fuori i soldi del rimborso IMU”? Poi, fortunatamente per lui, la rimonta ha rallentato e il premio di maggioranza è stato assegnato a Bersani.

Permettetemi di iniziare proprio da questo risultato. E permettetemi di farlo, lo ricordo, da “spettatore esterno” (ho votato Fare, quindi non “tifavo” certo per questa rimonta). Sono giovane, è vero. Ma tutte le maratone elettorali di cui ho memoria hanno un leitmotiv comune: il Cavaliere e la sua straordinaria capacità di raccogliere voti. Il 1994 non lo scomodo neanche, tanto lo conoscete tutti. Nel 1996 la leggenda (ormai si tratta di questo) racconta che il voto popolare premiò Berlusconi ma la maggioranza andò a Prodi per via della legge elettorale. Nel 2001 fu una vittoria schiacciante, senza appello. Nel 2006 l’uomo di Arcore riuscì nella incredibile impresa di recuperare innumerevoli punti ad un centrosinistra già dato per vincente (ricordate il colpo di genio delle “tre punte”?) fino a risultare secondo per soli 24.000 voti (e un sacco di dubbi su presunti brogli) e costringere Prodi, ancora lui, a Governare senza una solida maggioranza al Senato. Nel 2008 assistemmo al “bis” di quanto accaduto sette anni prima, successo clamoroso. E poi ci sono le elezioni di ieri. Un distacco che solo un mese fa sfiorava i 10 punti. Un PdL, orfano del suo leader, osservare preoccupato la soglia del 10%. Ora sappiamo come è andata a finire. Inutile. Ha vinto ancora lui. E ha vinto non perché ha preso più voti degli altri (non è così) ma perché ha centrato IN PIENO l’obiettivo che si era esplicitamente prefissato: arrivare a tallonare il centrosinistra per sedersi al tavolo delle trattative in posizione di rilievo dall’alto di un risultato elettorale imponente seppur non vincente. Sarebbe stata una sconfitta (sto parlando SEMPRE E SOLO di Berlusconi, non del PdL né tantomeno del Paese) vincere queste elezioni. Non avrebbe potuto governare e non avrebbe saputo cosa fare. Così facendo avrà voce in capitolo su qualunque decisione, senza probabilmente mai metterci la faccia (qualcuno ha detto Alfano?). Inutile dire che questa rimane una vittoria esclusivamente personale. Il Paese, come è ovvio, non ci guadagna nulla. In quest’ottica, se permettete, va inquadrata la sua scelta di allearsi di nuovo con la Lega: sapeva benissimo di non poter più governare con gli uomini di Maroni. A lui servivano esclusivamente per “fare bottino”. Senza contare ovviamente il futuro della Lega stessa che ora riparte da un misero 4% senza avere più il sostegno della base. Il prezzo da pagare per questo “diabolico” piano? Solo la Lombardia. Una quisquilia.

E arriviamo, come promesso, a Grillo. Ha vinto, ha “fatto il botto”. Chi se l’aspettava? Tutti, fuorché i conduttori delle maratone elettorali in TV. Ammetto che il 23-25% era un risultato difficile da prevedere, ma si sapeva benissimo che il movimento avrebbe sfondato “quota 20%”. Grazie anche e soprattutto ai politici “navigati”, all’estabilishment della stampa e alla loro straordinaria capacità di fomentare nell’elettore medio un senso di smarrimento e ripudio che lo portava ogni giorno di più verso chi cavalcava (abilmente) questi sentimenti. Avete mandato in Parlamento più di 150 cittadini sicuramente motivati e spinti dalle migliori intenzioni ma inesperti, impreparati e forse alla mercé di quel sistema che cercavano di combattere. Andate a spiegare ai mercati che abbiamo dato la maggioranza dei voti ad un partito che vuole promuovere un referendum per uscire dall’Euro. Buona fortuna! Ora, a parte tutto, parte di questi neo-politici (quelli eletti al Senato) saranno determinanti per la tenuta di un qualsivoglia Governo. Cosa faranno? Rispetteranno il “diktat” del guru che non vuole assolutamente stringere alleanze o faranno prevalere il senso di responsabilità derivato dal voto ricevuto? Mistero..

Mi sto quasi annoiando da solo.. quand’è che arriva il turno del PD? Eccolo! Oh, per chi se lo fosse perso.. questi qua hanno buttato via una vittoria sicura come lo sono solo la morte e le tasse e lo hanno fatto proprio bene! Voglio dire, provateci voi! Non so se il risultato sarebbe stato tanto eclatante! Hanno indetto le primarie e lo scontro “vero” con Renzi aveva portato il partito a raggiungere valori altissimi nelle preferenze degli italiani. Poi sappiamo come sono state organizzate effettivamente le primarie, sappiamo come è finita quella operazione di “rottamazione” proposta da Renzi e desiderata da tantissimi elettori, abbiamo visto i candidati. E poi, soprattutto, non abbiamo più visto chi quelle primarie le ha vinte! Seriamente, dove è stato Bersani da capodanno a.. ieri? Dov’era mentre Berlusconi imperversava in ogni programma radio/televisivo? Dov’era il suo programma? “Puff”, spariti. Davvero, fatico a ricordarmi una batosta tanto eclatante. Direte, “ma alla fine hanno vinto”. Sì, vabbé, ciao 🙂

Monti, il simpatico tecnocrate che ha “salvato” il nostro Paese, a queste elezioni non voleva proprio partecipare. E come dargli torto? Dopo la caduta del suo Governo tecnico praticamente passava le giornate a prendere le misure del Quirinale per ordinare i mobili nuovi in vista del trasloco di Aprile. Avrebbe rappresentato la continuità e avrebbe continuato a “rassicurare i mercati” dall’alto della sua nuova posizione mentre Bersani governava saldamente il Paese grazie ad una vittoria elettorale netta. Poi, invece, le cose non sono andate così e io non so davvero spiegarvi il perché. Non so come abbiano fatto Casini, Fini e i vari Montezemolo a convincere l’uomo della Bocconi a fare quello che ha fatto. Voglio dire, Monti in campagna elettorale.. ma ve lo immaginavate? E in effetti è stato un disastro. Il Senatore a Vita non aveva (e non doveva avere) la minima idea di come si imposta un aspro confronto elettorale. Quello è l’habitat naturale dei politici navigati. E i risultati sono stati chiari fin dal primo giorno con continui errori mediatici e “gaffe” di non poco conto. Alla fine comunque porta a casa un risultato discreto, non tanto per i voti raccolti (non si sa ancora se sarà decisivo al Senato) ma più per aver reso possibile un mezzo miracolo: ha cannibalizzato l’UDC e FLI che con lui si erano coalizzati fino a spingere Gianfranco Fini fuori dalla Camera e a far eleggere Casini solo grazie al ripescaggio del “miglior perdente”. Scusate se è poco.

Adesso bisognerà aspettare ancora qualche ora per avere la ripartizione ufficiale dei seggi, dopodiché si potrà iniziare a pensare al futuro: le nuove camere dovranno riunirsi entro metà Marzo e subito dovranno eleggere i due Presidenti. Mai come ora servirà una prima mediazione.. impossibile pensare a due esponenti PD. Poi, a ruota, inizieranno le consultazioni al Quirinale e Napolitano dovrà dare una indicazione su chi avrà il compito di (tentare di) formare un Governo. Bersani, il prescelto, dovrà allora cercare un intesa con tutti, mentre Berlusconi se la riderà sornione. Non è escluso che alla fine l’ingrato compito non tocchi a qualche altro esponente del PD (Enrico Letta, tanto per fare un nome) oppure ancora che non vengano scelte altre esotiche forme di rappresentanza (Governo di Salute, Governo di Unità ecc..). Insomma, alla fine una soluzione si troverà per forza, perché Napolitano non può sciogliere nuovamente le Camere perché si trova nel “Semestre Bianco”. E infatti, di qui a un paio di mesi (Aprile, mi sembra), bisognerà riunire i mille e passa delegati per eleggere il suo successore. Qui, a quanto pare, Bersani e Monti, insieme, avrebbero i voti per mandare al Colle un candidato a loro gradito. Ma i giochi non sono così semplici. Non azzardo previsioni, ma vedo perdere quota le ipotesi più “politiche” che si facevano strada qualche giorno fa (Prodi). Se dovessi sbilanciarmi direi che il prossimo Presidente della Repubblica sarà un outsider gradito a destra, centro e sinistra (il M5S in questo caso non avrebbe praticamente voce in capitolo).

In ogni caso, dopo questa enciclica, ci tenevo a ribadire il mio più incredibile stupore. Non potevo nemmeno immaginare un esito finale come questo. Mi aspettavo, parlando in generale, un CSX sopra al 35%, un CDX di poco sopra al 20% e praticamente al pari del M5S. Il risultato di Monti, invece, l’avevo previsto abbastanza bene. Non riesco a capire cosa abbia portato così tanti elettori a dare di nuovo fiducia a Berlusconi, sapendo che NON AVREBBE GOVERNATO. Davvero, non ci riesco. Illuminatemi!

Quanto a Fare, purtroppo, non c’è stata “trippa per gatti”. Certo, si sono giocati quasi ogni possibilità di elezione con la vicenda Giannino ma anche senza quell’enorme passo falso dubito, visti i numeri, che avrebbe superato il 4% alla Camera. Di questo parlerò prossimamente in un altro post.

Ora vi lascio al live blogging dello spoglio regionale, con un testa a testa annunciato tra Maroni e Ambrosoli in Lombardia.

Venite a trovarmi su http://www.lucazaccaro.it/special/elezioni2013 se ne avete voglia.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Politica

Elezioni Politiche 2013: Live Blogging

Liveblogging dell’evento disponibile all’indirizzo http://www.lucazaccaro.it/special/elezioni2013/index.php.

— ULTIMO AGGIORNAMENTO 27/02/2013 14:45 —

Riassunto del Live-Blogging:

Grazie ai quasi 10.000 visitatori e scusatemi ancora per i disagi di questa piattaforma “self-made” che va ancora perfezionata parecchio. Vi prometto che alla prossima occasione vi presenterò una versione decisamente più stabile e reattiva! Ciao! (09:45:41)

Chiudiamo questa lunghissima maratona multi-elettorale confermando i risultati delle regionali e annunciando le dimissioni “irrevocabili” di Antonio Di Pietro dalla presidenza dell’IDV (09:44:35)

Allora.. Li diamo per “assegnati”? Lombardia al CDX, Lazio e Molise al CSX. Inviato da Windows Phone 8 (21:25:05)

Prime 1000 sezioni (su 9233) scrutinate in Lombardia: Maroni è al 43,41% e Ambrosoli al 38,18%. (17:48:16)

Bersani: “sulla durata di un (possibile) Governo non posso astrologare” (17:23:10)

Prime 500 sezioni (su 9000) scrutinate in Lombardia: Maroni è al 44,45% e Ambrosoli al 37,09%, con i dati che da un po’ sono più o meno simili. Non si tratta ancora di dati affidabili ma può essere una prima indicazione (17:22:49)

Bersani: “Non sono uno che abbandona la nave, posso starci da Capitano o da mozzo” (17:17:18)

Bersani: “Nostra idea è proporre punti di cambiamento, programma essenziale da rivolgere al Parlamento su riforma istituzioni, costi politica, legge sui partiti, moralità pubblica/privata, difesa ceti più esposti alla crisi, nuova politica europea per il lavoro. Questi titoli essenziali di nostra possibile iniziativa. No a discorsi a tavolino su alleanza. Vediamo cosa serve per cambiare e ognuno si prenda le sue responsabilità.” (17:12:26)

Bersani incolpa la legge elettorale per la mancata vittoria. In realtà, forse, in questo caso è l’opposto: alla Camera una coalizione che ha meno del 30% dei voti ha il 55% dei seggi. (17:07:05)

Com’è triste Bersani.. direi che non se l’aspettava! (17:04:50)

Bersani: non abbiamo vinto, anche se siamo arrivati primi (17:03:08)

Grillo voterebbe Dario Fo per il Quirinale (ma seriamente?) e dice di voler partecipare direttamente alle consultazioni (15:19:12)

Proiezione RAI: Maroni 43% – Ambrosoli 35% (Lombardia), Zingaretti 38% – Storace 29,9% (Lazio), ??? (Molise) (15:07:09)

Eccoci qui a seguire in diretta lo spoglio delle regionali (14:02:33)

La differenza di voti tra PD e PDL alla Camera si attesterebbe tra i 100.000 e i 150.000. Incredibile. (11:27:57)

Per quanto riguarda il Senato, il Ministero dell’Interno continua ad assegnare 113 seggi al CSX e 116 seggi al CDX, in attesa della ripartizione ufficiale dei seggi esteri (11:23:45)

A partire dalle 14 circa la diretta sullo spoglio delle regionali.. Lazio e Molise sono solidamente in mano al CSX mentre in Lombardia si va verso il testa a testa (11:12:31)

Giusto per la cronaca.. il M5S è il primo partito italiano alla Camera (supera di una mancaita di voti il PD) (11:11:28)

Intanto una carrellata di esclusi “eccellenti” presi dal sito del Corriere: Fini, Bocchino, Bongiorno, Storace, Lombardo, Binetti, Cesa, Buttiglione, Adornato, Miccichè, Ingroia, Di Pietro, Favia, Bonino, Sechi, Concia (10:49:16)

Sempre in attesa di risultati attendibili sui voti delle circoscrizioni estere.. (10:43:10)

Bentornati su questo Live-Blogging. Risultati praticamente definitivi:
— CAMERA —

PD: 25,41%
SEL: 3,2%
ALTRI: 0,92%
(TOT CSX: 29,53% – 340 Seggi)

PDL: 21,56%
LEGA: 4,08%
FRATELLI D’ITALIA: 1,95%
ALTRI: 1,54%
(TOT CDX: 29,13% – 124 Seggi)

M5S: 25,55% – 108 Seggi

SCELTA CIVICA: 8,3%
UDC: 1,78%
ALTRI: 0,46%
(TOT MONTI: 10,54% – 45 Seggi)

RIVOLUZIONE CIVILE
IDV
ALTRI
(TOT INGROIA: 2,24% – 0 Seggi)

FARE: 1,12% – 0 Seggi

ALTRI: 1,66% – 13 Seggi

— SENATO —

PD: 27,43%
SEL: 2,97%
ALTRI: 1,20%
(TOT CSX: 31,60% – 121 Seggi)

PDL: 22,30%
LEGA: 4,33%
FRATELLI D’ITALIA: 1,92%
ALTRI: 2,11%
(TOT CDX: 30,66% – 117 Seggi)

M5S: 23,79% – 54 Seggi

MONTI: 9,13% – 22 Seggi

RIVOLUZIONE CIVILE: 1,79% – 0 Seggi

FARE: 0,90% – 0 Seggi

ALTRI: 1,83% – 1 Seggio

— AFFLUENZA —

Alla Camera ha votato il 75,17% degli aventi diritto, a fronte del 80,50% del 2008 (-5,33%). Al Senato il 75,19% (80,46% nel 2008) (09:56:00)

Allora ragazzi, il Piemonte è del CSX che così dovrebbe ottenere la maggioranza RELATIVA del Senato che però resta assolutamente ingovernabile. Anche il risultato della Camera sembra ormai assodato (al CSX per 200.000 voti). Mancano i seggi del voto all’estero. Io mi fermo qui, grazie a chi ha portato quel contatore a 4.000 😉 (23:16:37)

Camera, il CDX raggiunge il 29,00% (CSX 29,68%). Mancano circa 3000 sezioni (23:03:51)

Oh, comunque FLI non sarà in Parlamento (22:37:54)

Camera, CSX 29,74%, CDX 28,93% (55170/61446) (22:31:41)

Attenzione (Quotidiano Piemontese): Situazione spoglio in Piemonte quando mancano poco più di 200 seggi da scrutinare per il Senato
Centrosinistra 29,57% (PD 26,60% ? SEL 2,67%)
Centrodestra 29,72% (PDL 20,45 ? Lega 5,04%)
Movimento 5 Stelle 25,44%
Lista Monti 11,73%
Se Berlusconi vince qui è CLAMOROSO (22:22:48)

Camera, CSX 29,85%, CDX 28,84% (53409/61446) (22:16:18)

Camera, CSX 29,93%, CDX 28,79% (52419/61446) (22:10:49) (22:11:58)

Camera, CSX 29,95%, CDX 28,78% (52182/61446) (22:10:49)

Camera, CSX 29,98%, CDX 28,75% (51989/61446) (22:09:23)

Ma i dati del voto all’estero? (22:00:26)

Per il momento la certezza di queste elezioni è una sola: il mio CMS di live-blogging non è ancora pronto per il rilascio 🙁 (22:00:00)

La Camera torna in bilico, “Too Close to Call” (21:55:29)

Camera: CSX 30,05% / CDX 28,69% (21:51:35)

Camera vicina ad essere assegnata al Centrosinistra (21:50:05)

Allora, un po’ di sintesi sul Senato: parità di voti per PD e PDL ma più senatori (circa 122) a Berlusconi per via delle vittorie (abbastanza clamorose) in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia e Sicilia. Senato apparentemente senza maggioranza (20:00:00)

SKY (Senato) PDL/LEGA 31.6% PD/SEL 29.2% M5S 24.7% MONTI 8.6% INGROIA 1.7% SEZIONI 63 (17:47:03)

via @TermometroPol: Centrodestra avanti in Piemonte,Lombardia, Veneto,Lazio,Abruzzo, Campania,Puglia, Calabria e Sicilia (La7) (17:22:50)

PRIME PROIEZIONI CAMERA: Csx 35.95 Grillo 25.29 Cdx 24.98 Monti 9.18 Ingroia 1.76 Fare 0.91 (17:05:50)

Proiezioni Piepoli Senato: livello nazionale pdl 31 pd 29.3 grillo 25.1monti 9.6 (16:31:12)

Ingroia sarebbe sotto al 4% e fuori dalla Camera, mentre la Lombardia sembrerebbe restare al CDX (16:24:57)

Anche per il Senato affluenza intorno al 75% (16:21:07)

in Veneto si conferma davanti il PdL (16:19:01)

Secondo IprMarketing in Sicilia è avanti il PdL (16:14:44)

Ricordiamo che lo scrutinio per regionali avverrà domani pomeriggio, comunque Molise e Lazio al CSX e Lombardia in bilico (16:07:01)

via @TermometroPol Piepoli – Partiti SENATO – Pd 33%, Pdl 23%, m5s 18%, Monti 8%, Lega 4,5%, Sel 3%, Rc 2,5%, Destra 1,5%, Fdi 1%, Fid 1% (15:50:59)

Intanto dato (temporaneo) dell’affluenza di poco sotto al 75% (15:49:34)

Dati da prendere con le pinze (15:47:05)

I primissimi exit poll danno il csx avanti di circa 6 punti. Grillo vicino al 20% e Monti sotto il 10% (15:43:21)

Proveremo a seguire insisme i risultati di questa tornata elettorale (15:36:00)

Benvenuti in questo LiveBlogging! (15:00:00)

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Incognite

Ma se il PD non vince nettamente che si fa? Ma se il risultato di Monti al Senato non dovesse essere tale da garantire a Bersani una truppa di Senatori capace di sostenere stabilmente un Governo di centro-sinistra come la mettiamo? E Monti stesso, nel caso, resterebbe in politica o “scenderebbe” di nuovo per aspirare ad altro? Ma il loro programma, di preciso, quale sarebbe (a parte sostenere di essere diversi da “lui”)? E, a proposito di “lui”, se la famosa rimonta fosse tutta una montatura e il risultato elettorale dovesse essere modesto deciderà di farsi davvero, realmente, da parte o continuerebbe con la sua crociata (verso “chi” o verso “cosa”)? Ah, giusto, ma alla fine chi era il loro candidato Premier? Io mica l’ho capito.. Ma se davvero Fini&Casini dovessero raccogliere, in coppia, il 5% (o meno) cercherebbero “un’altra corsa” o finalmente capirebbero che il loro tempo e le loro offerte sono passati? Ma i grillini eletti, alla fine, resterebbero fedeli ai propri “ideali” oppure finirebbero per confondersi con la mischia? E cosa dire di Ingroia se, come potrebbe accadere, non dovesse eleggere Deputati né Senatori? Manca qualcosa? Ah sì, quali sono i piani futuri della Lega senza Maroni che, sempre dati alla mano, potrebbe riuscire ad accasarsi al Pirellone? Ultima MA FONDAMENTALE domanda: saranno così gentili gli italiani da permettere a Fare di eleggere anche un solo Onorevole?

Queste le mille domande che mi ronzano in testa alla vigilia del voto di Domenica e Lunedì. Qualcuno può offrirmi qualche risposta, anche parziale?

Ok, le domande sono mille-e-uno 🙂

Buon voto a tutti.

PS: cercherò di mettere in piedi una sorta di live-blogging a partire dalle 15 di Lunedì 25 Febbraio per i quattro gatti che ogni tanto passano di qui ma non vi assicuro niente fino a domani.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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Politica

Oscar Giannino si dimette

Oscar Giannino

Oscar Giannino ha deciso di dimettersi da Presidente di Direzione del movimento Fare per Fermare il Declino in seguito alla vicenda dei falsi titoli di studio di cui si parla da un paio di giorni.

Come ho scritto allo stesso Giannino su Twitter la bugia mi ha fatto incazzare, così come la notizia delle dimissioni mi ha fatto dispiacere. Ma al tempo stesso la consapevolezza dell’importanza di questo gesto mi ha ricordato (se mai ce ne fosse bisogno) di quanto Fare sia diverso da tutti gli altri partiti che in questi giorni si stanno azzannando con l’unico scopo di arraffare un voto in più.

Come ha scritto il diretto interessato “E’ una regola secca: chi sbaglia paga. Deve valere in politica e soldi pubblici, io comincio dal privato”. Una eccezionale prova di onestà e responsabilità in questo Paese in cui rispondere delle proprie azioni sembra essere diventato un optional.

Senza spendere una sola parola in più voglio ringraziare Oscar Giannino per l’impegno profuso per la causa di Fare, rinnovandogli la mia personalissima stima al di là di qualsiasi ipotetica laurea o ipotetico master. Grazie per aver portato un programma chiaro e davvero liberale/liberista all’attenzione degli italiani e grazie per aver reso possibile l’aggregazione di tanti cittadini che la pensano allo stesso modo e che vogliono per l’Italia un futuro migliore. Grazie perché con le tue dimissioni oggi hai permesso a questo movimento di dimostrare che essere coerenti, onesti e responsabili può ancora essere la prerogativa di chiunque voglia ambire alla guida del Paese.

Ora viene il difficile. Ora viene il bello. Riusciranno gli Italiani a capire tutto questo? Capiranno che è meglio sbagliare, pentirsi e agire di conseguenza piuttosto che fare promesse che mai potranno essere mantenute? Riuscirà chi già aveva deciso di dare il proprio voto a Fare che questo è solo un motivo in più per giustificare la propria scelta? Riuscirà chi ancora è indeciso a capire che è il momento di prendersi la responsabilità di un voto nuovo e davvero utile?

Tra una settimana lo sapremo.

Per quanto mi riguarda spero davvero che Fare possa sopravvivere a Giannino e a queste elezioni. Perché dal 26 Febbraio l’Italia avrà ancora più bisogno di gente impegnata a fermare il suo declino.

My 2 Cents, as usual.

[Omnia / Luca Zaccar0]

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Politica

Il Master, l’Ago ed il Pagliaio

Accelerare Il Declino

Pur non legando il mio voto alla persona di Giannino (o forse proprio per questo) mi ha fatto parecchio arrabbiare la storia di ieri riguardante le “dimissioni” di Zingales da Fare (di cui era co-fondatore) strillate ai quattro venti per colpa di una intervista a Repubblica in cui Giannino si sarebbe auto-accreditato un Master che in realtà non ha mai conseguito (come precisato dallo stesso Giannino all’ANSA).

Non perderò tempo a descrivere i fatti anche perché, se state leggendo questo articolo, li conoscete meglio di me. Vorrei solo esprimere la mia opinione in merito.

Oscar Giannino ha sbagliato per aver detto durante un’intervista a Repubblica di aver preso un Master a Chicago (quando invece ha solo frequentato un corso). Bene, basta. Non so perché abbia detto quelle cose, se per colpa dello stress da campagna elettorale o per compiacere il suo ego. Ma l’ha fatto ed ha sbagliato. E poi, cosa da non sottovalutare, ha ammesso l’errore e se ne è assunto la responsabilità. Senza dimenticare che da questa “svista” non ci ha guadagnato assolutamente nulla.

Detto questo, e ora parlo di Zingales, mi sembra (modestissimo parere personale) una motivazione un po’ futile per prendere una decisione tanto grave e soprattutto per comunicarla al “mondo” come ha fatto ieri, come se stesse parlando di un pericoloso criminale. Mi ha ricordato molto la scenetta del “Che fai, mi cacci?” di Fini nell’Aprile del 2010.

Oggi come tre anni fa si pone una questione (giusta) ma lo si fa nel modo più sbagliato che possa esistere! Mancano cinque giorni alle elezioni. Fare, nonostante tutti i problemi legati ai piccoli movimenti, sta facendo bene soprattutto in Lombardia e in Veneto. Questa sparata proprio non ci voleva. Non era meglio aspettare settimana prossima, a “palle ferme”, e chiedere un incontro tra i vertici del movimento per discutere la questione? C’era proprio bisogno di tutta questa “menata” pubblica?

Quello che mi fa più incazzare è l’attacco diretto alla figura di Giannino, come se Fare fosse uno dei tanti “One-Man-Show” (ogni riferimento potrebbe essere casuale). Io, come molti altri cittadini, ho deciso di votare questo movimento per il programma liberale che ha offerto all’Italia. Oscar è solo uno degli autorevoli promotori che ha deciso di “metterci la faccia” e fare da “megafono” all’intero movimento. E io, per questo, gli sono grato. Non sarà certo una piccola gaffe come questa a farmi cambiare idea sull’intero (e validissimo) progetto.

E sinceramente pensavo di non essere l’unico a pensarla così.

My Two Cents.

PS: grazie agli amici di Accelerare il Declino per l’immagine in apertura.

[Omnia / Luca Zaccaro]

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